“DMG Mori”Una barca rivoluzionaria in contrapposizione alla “Malizia 4” di Boris Herrmann

Fridtjof Gunkel

 · 01.08.2026

È ben visibile il “bustle”, che dovrebbe migliorare la transizione al foiling.
Foto: Benjamin Sellier
DMG Mori
Con la nuova “DMG Mori”, a Lorient è in fase di test una delle nuove imbarcazioni IMOCA più accattivanti degli ultimi tempi. Il progetto di Guillaume Verdier ha legami con la Germania.

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È soprattutto l’insolita forma dello scafo, con il caratteristico rigonfiamento nella parte sommersa, a distinguere nettamente l’imbarcazione dai suoi concorrenti più recenti. Proprio se confrontata con la nuova “Malizia 4” di Boris Herrmann, risulta evidente quanto siano distanti le filosofie progettuali.

“DMG Mori”, con lo skipper giapponese Kojiro Shiraishi, è ancora all’inizio del suo programma di collaudo. Le prime prove in mare appena completate vanno quindi intese non tanto come una dimostrazione delle prestazioni, quanto piuttosto come l’inizio di un’entusiasmante fase di collaudo sul campo. Tuttavia, il progetto di Guillaume Verdier promette bene (qui troverete un ampio ritratto del designer francese) molto: un decollo più precoce sui foil, un comportamento più stabile tra le onde e una maggiore efficienza in un ambito in cui le imbarcazioni della precedente generazione IMOCA avevano raggiunto i propri limiti.

Primi test: i risultati non sono ancora disponibili

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Il nuovo modello è stato presentato fin dall’inizio come un’Imoca volutamente diversa. L’obiettivo principale è quello di attenuare alcuni dei punti deboli tipici dei moderni foiler: l’impatto violento contro le onde, le transizioni difficili tra la modalità a dislocamento e quella a foil e un comportamento complessivamente instabile in mare mosso.

È qui che entra in gioco il concetto di “DMG Mori”. La carena, nella parte sommersa, presenta una forma nettamente diversa rispetto alla maggior parte delle imbarcazioni attuali. Il cosiddetto «bustle», un rigonfiamento pronunciato lungo la linea di chiglia, dovrebbe apportare vantaggi idrodinamici e migliorare il passaggio alla navigazione con i foil. L’idea alla base è quella di progettare l’imbarcazione non solo per garantire le massime prestazioni in condizioni difficili, ma anche per ottenere un comportamento di navigazione complessivamente più controllato ed efficiente.

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Finora sono disponibili al pubblico soprattutto valutazioni relative alla fase di sviluppo e le prime aspettative del team. Non sono ancora disponibili dati comparativi completi derivanti da serie di test di lunga durata. È quindi opportuno mantenere una certa cautela. L’approccio è considerato molto interessante, ma le sue effettive prestazioni devono ancora essere dimostrate in mare.

La prima grande prova sarà la Ocean Race Atlantique, che si snoda da New York a Lorient e prenderà il via il 1° settembre. Alla prima prova per la nuova generazione di Imoca parteciperanno, tra gli altri, Il team Malizia di Boris Herrmann con la “Malizia 4”, anch’essa praticamente nuova di zecca e l'equipaggio di Francesca Clapcich a bordo di “11th Hour Racing” (ex “Malizia 3”).

La differenza rispetto a “Malizia 4”

Particolarmente illuminante è il confronto con “Malizia 4”. Entrambe le imbarcazioni appartengono all’ultima generazione di Imoca, ma rispondono alle stesse domande in modi completamente diversi.

“DMG Mori” rappresenta un approccio radicalmente nuovo. L’imbarcazione appare più voluminosa, presenta una forma nettamente più marcata nella parte sommersa e, nel complesso, è fortemente caratterizzata da una logica idrodinamica diversa. Verdier non persegue quindi il semplice sviluppo delle linee esistenti, ma una netta rottura con ciò che si era recentemente affermato in questa classe.

“Malizia 4” segue una strada diversa. La nuova imbarcazione del team guidato da Boris Herrmann è considerata più snella, più leggera e progettata per garantire una maggiore versatilità. L’approccio è meno rivoluzionario in senso apparente, ma è concepito in modo coerente per la gestione del peso, l’equilibrio e un’ampia versatilità d’uso. Laddove “DMG Mori” punta al grande salto, “Malizia 4” punta piuttosto sul perfezionamento. «DMG Mori» cerca di ottenere un salto di prestazioni grazie a una nuova geometria. «Malizia 4» punta invece sulla velocità attraverso l’efficienza, la semplificazione e l’equilibrio in un ampio spettro di condizioni.

Prodotto tecnologico con componenti provenienti dalla Germania

Il progetto, però, non è interessante solo dal punto di vista velistico. “DMG Mori” è anche un esempio di quanto lo sport offshore e l’alta tecnologia industriale siano ormai strettamente legati tra loro.

Il nome non rimanda solo allo sponsor, ma anche al background tecnico del progetto. Il Produttori di macchine utensili giapponesi e tedeschi Utilizza il programma Imoca, come è evidente, anche come vetrina tecnologica. Ciò risulta particolarmente evidente nel campo della produzione dei componenti: i componenti di precisione sottoposti a sollecitazioni elevate, tra cui quelli in titanio destinati a parti fondamentali come la chiglia e il timone, sono stati realizzati negli stabilimenti tedeschi del gruppo a Pfronten, Wernau e Bielefeld.

In questo modo il progetto acquisisce un legame con la Germania. La costruzione dell’imbarcazione e lo sviluppo dell’imbarcazione da regata sono radicati nel panorama offshore francese, ma la produzione industriale di singoli componenti chiave rimanda alla competenza di un’azienda fortemente radicata in Germania. L’imbarcazione rappresenta quindi anche una vetrina per la produzione di alta precisione in condizioni estreme.

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Fridtjof Gunkel

Fridtjof Gunkel

Vice caporedattore YACHT

Fridtjof Gunkel è nato a Helgoland nel 1962, dove ha iniziato la sua carriera velica con gli Opti per poi passare rapidamente alle barche a chiglia. La Settimana del Mare del Nord, la Settimana di Cowes e la Settimana di Kiel sono state le prime tappe, seguite da molti anni di Admiral's Cup sui cupper “Container” e “Rubin”. I campionati mondiali e le regate internazionali in Starboat, con il mini-maxi “SiSiSi” e vari yacht tonner, nonché la partecipazione alla Whitbread Round the World Race, sono state ulteriori stazioni formative, affiancate da lunghi viaggi in crociera. Fridtjof Gunkel è entrato a far parte di YACHT come tirocinante nel 1985, dove è poi diventato responsabile del dipartimento Test & Technology e poi vice caporedattore circa 25 anni fa. È anche responsabile della sezione regate e sport. Fridtjof Gunkel naviga privatamente su un performance/cruiser ormeggiato sulla costa baltica, mentre le sue zone preferite sono l'arcipelago svedese orientale e la Bretagna.

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