Fridtjof Gunkel
· 01.08.2026
È soprattutto l’insolita forma dello scafo, con il caratteristico rigonfiamento nella parte sommersa, a distinguere nettamente l’imbarcazione dai suoi concorrenti più recenti. Proprio se confrontata con la nuova “Malizia 4” di Boris Herrmann, risulta evidente quanto siano distanti le filosofie progettuali.
“DMG Mori”, con lo skipper giapponese Kojiro Shiraishi, è ancora all’inizio del suo programma di collaudo. Le prime prove in mare appena completate vanno quindi intese non tanto come una dimostrazione delle prestazioni, quanto piuttosto come l’inizio di un’entusiasmante fase di collaudo sul campo. Tuttavia, il progetto di Guillaume Verdier promette bene (qui troverete un ampio ritratto del designer francese) molto: un decollo più precoce sui foil, un comportamento più stabile tra le onde e una maggiore efficienza in un ambito in cui le imbarcazioni della precedente generazione IMOCA avevano raggiunto i propri limiti.
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Il nuovo modello è stato presentato fin dall’inizio come un’Imoca volutamente diversa. L’obiettivo principale è quello di attenuare alcuni dei punti deboli tipici dei moderni foiler: l’impatto violento contro le onde, le transizioni difficili tra la modalità a dislocamento e quella a foil e un comportamento complessivamente instabile in mare mosso.
È qui che entra in gioco il concetto di “DMG Mori”. La carena, nella parte sommersa, presenta una forma nettamente diversa rispetto alla maggior parte delle imbarcazioni attuali. Il cosiddetto «bustle», un rigonfiamento pronunciato lungo la linea di chiglia, dovrebbe apportare vantaggi idrodinamici e migliorare il passaggio alla navigazione con i foil. L’idea alla base è quella di progettare l’imbarcazione non solo per garantire le massime prestazioni in condizioni difficili, ma anche per ottenere un comportamento di navigazione complessivamente più controllato ed efficiente.
Finora sono disponibili al pubblico soprattutto valutazioni relative alla fase di sviluppo e le prime aspettative del team. Non sono ancora disponibili dati comparativi completi derivanti da serie di test di lunga durata. È quindi opportuno mantenere una certa cautela. L’approccio è considerato molto interessante, ma le sue effettive prestazioni devono ancora essere dimostrate in mare.
La prima grande prova sarà la Ocean Race Atlantique, che si snoda da New York a Lorient e prenderà il via il 1° settembre. Alla prima prova per la nuova generazione di Imoca parteciperanno, tra gli altri, Il team Malizia di Boris Herrmann con la “Malizia 4”, anch’essa praticamente nuova di zecca e l'equipaggio di Francesca Clapcich a bordo di “11th Hour Racing” (ex “Malizia 3”).
Particolarmente illuminante è il confronto con “Malizia 4”. Entrambe le imbarcazioni appartengono all’ultima generazione di Imoca, ma rispondono alle stesse domande in modi completamente diversi.
“DMG Mori” rappresenta un approccio radicalmente nuovo. L’imbarcazione appare più voluminosa, presenta una forma nettamente più marcata nella parte sommersa e, nel complesso, è fortemente caratterizzata da una logica idrodinamica diversa. Verdier non persegue quindi il semplice sviluppo delle linee esistenti, ma una netta rottura con ciò che si era recentemente affermato in questa classe.
“Malizia 4” segue una strada diversa. La nuova imbarcazione del team guidato da Boris Herrmann è considerata più snella, più leggera e progettata per garantire una maggiore versatilità. L’approccio è meno rivoluzionario in senso apparente, ma è concepito in modo coerente per la gestione del peso, l’equilibrio e un’ampia versatilità d’uso. Laddove “DMG Mori” punta al grande salto, “Malizia 4” punta piuttosto sul perfezionamento. «DMG Mori» cerca di ottenere un salto di prestazioni grazie a una nuova geometria. «Malizia 4» punta invece sulla velocità attraverso l’efficienza, la semplificazione e l’equilibrio in un ampio spettro di condizioni.
Il progetto, però, non è interessante solo dal punto di vista velistico. “DMG Mori” è anche un esempio di quanto lo sport offshore e l’alta tecnologia industriale siano ormai strettamente legati tra loro.
Il nome non rimanda solo allo sponsor, ma anche al background tecnico del progetto. Il Produttori di macchine utensili giapponesi e tedeschi Utilizza il programma Imoca, come è evidente, anche come vetrina tecnologica. Ciò risulta particolarmente evidente nel campo della produzione dei componenti: i componenti di precisione sottoposti a sollecitazioni elevate, tra cui quelli in titanio destinati a parti fondamentali come la chiglia e il timone, sono stati realizzati negli stabilimenti tedeschi del gruppo a Pfronten, Wernau e Bielefeld.
In questo modo il progetto acquisisce un legame con la Germania. La costruzione dell’imbarcazione e lo sviluppo dell’imbarcazione da regata sono radicati nel panorama offshore francese, ma la produzione industriale di singoli componenti chiave rimanda alla competenza di un’azienda fortemente radicata in Germania. L’imbarcazione rappresenta quindi anche una vetrina per la produzione di alta precisione in condizioni estreme.

Vice caporedattore YACHT