Lars Bolle
· 03.08.2026
La ZDF ha, in un documentario di 45 minuti è stata ricostruita la dinamica degli eventi che hanno portato al drammatico naufragio del superyacht “Bayesian”, lungo 56 metri, avvenuto nel 2024 al largo delle coste siciliane. Nel naufragio hanno perso la vita sette persone, mentre 15 sono state salvate.
Nella ricostruzione degli eventi, gli autori ricorrono spesso al congiuntivo. Il che non sorprende. Le parti coinvolte si sono citate in giudizio a vicenda con cause da milioni, e anche altri giornalisti sono stati citati in giudizio per presunte affermazioni false. La ricostruzione degli eventi effettuata finora si basa principalmente su leggi fisiche e simulazioni. Non esiste ancora un rapporto conclusivo ufficiale, i procedimenti giudiziari sono ancora in corso. Inoltre, secondo gli autori del documentario, tutte le parti coinvolte – dai proprietari al progettista e ai tre membri dell’equipaggio citati in giudizio (per naufragio colposo e omicidio colposo) – avrebbero avuto l’opportunità di esprimersi sui dettagli del documentario. I loro avvocati, tuttavia, avrebbero rifiutato.
Il documentario riporta quindi sostanzialmente le informazioni già pubblicate dalla rivista YACHT e riassunte più avanti nell’articolo. Ciononostante, vale davvero la pena vederlo. Offre una ricostruzione della notte dell’orrore raccontata in modo accurato e drammatico.
Unica critica: alla domanda riportata nel sottotitolo del documentario, «perché le navi affondano?», non viene data una risposta neanche lontanamente soddisfacente. Gli altri incidenti navali citati non hanno nulla o quasi a che vedere con quanto accaduto sulla «Bayesian». Su questo punto gli autori si sono prefissati un obiettivo troppo ambizioso.
È invece interessante una modellizzazione dell’associazione degli ingegneri navali e cantieristici spagnoli riportata nel documentario. Dalla loro simulazione del vento è emerso che, soprattutto in caso di sbandamento, il sartiame e le coppie di travi di traversa generavano una scia di vortici la cui resistenza agiva come un aquilone lanciato in volo. La «Bayesian», quindi, sebbene tutte le vele fossero state ammainate, dal «punto di vista del vento» era come se navigasse a vela solo a causa del suo sartiame.
Altrettanto interessanti sono le simulazioni spagnole riportate nel documentario relative all’allagamento dello yacht. Se, come ipotizzato, le prese d’aria non fossero state chiuse, lo yacht avrebbe iniziato a imbarcare acqua già a partire da un’inclinazione di 35 gradi (ventilazione della cucina). Se, come si ipotizza, l’equipaggio si stesse preparando a una manovra di ancoraggio, le prese d’aria dei motori avrebbero dovuto essere aperte a tale scopo.
I motori funzionano solo quando i portelli di ventilazione sono aperti. Secondo la modellizzazione, i portelli dei motori avrebbero iniziato a imbarcare acqua a partire da un’inclinazione di 40 gradi, al ritmo di una tonnellata al secondo. Lo yacht, secondo quanto riferito da testimoni oculari, sarebbe affondato dalla poppa, il che corrisponderebbe all’allagamento delle sale macchine. Se ciò sia effettivamente avvenuto e se all’equipaggio possa essere imputata una condotta negligente è oggetto di procedimenti giudiziari.
Sette persone hanno perso la vita nell'incidente. I loro corpi sono stati recuperati uno dopo l'altro dai sommozzatori alcuni giorni dopo. Gli autori del documentario non si esprimono sulle circostanze in cui sono stati ritrovati – ad esempio in quali cabine e in quali condizioni – che hanno dato adito a numerose speculazioni.
È quanto riporta la rivista YACHT:
Nella notte tra il 18 e il 19 agosto 2024, lo yacht a vela “Bayesian”, lungo 56 metri, era all’ancora a circa mezzo miglio marino al largo di Porticello, sulla costa settentrionale della Sicilia. A bordo c’erano dodici ospiti e dieci membri dell’equipaggio. Durante un violento temporale, lo yacht è stato colpito da raffiche estreme, si è capovolto ed è affondato nel giro di pochi minuti a una profondità di circa 50 metri.
Nel primo articolo del 20 agosto abbiamo descritto, sotto il titolo «La “Bayesian”, lunga 56 metri, affonda al largo di Palermo: sei persone disperse» in base alle informazioni disponibili all’epoca. Quindici persone erano state recuperate da una zattera di salvataggio, un membro dell’equipaggio era stato trovato morto e sei persone risultavano ancora disperse. Un ruolo decisivo nelle operazioni di soccorso è stato svolto dalla «Sir Robert Baden Powell», che si trovava all’ancora nelle vicinanze. Il suo capitano, Karsten Börner, e il suo equipaggio hanno avvistato la zattera di salvataggio e hanno accolto a bordo i sopravvissuti. Inizialmente si è ipotizzato che la causa dell’incidente fosse stata una tromba d’acqua.
Due giorni dopo abbiamo riferito che Il proprietario Mike Lynch era stato recuperato senza vita dalle macerie. A quel punto erano state ritrovate cinque delle sei persone disperse, mentre proseguivano le ricerche di Hannah, la figlia diciottenne di Lynch. Contemporaneamente sono iniziate le prime riflessioni tecniche: si è discusso dei portelli della fusoliera aperti, della superficie di attacco del vento dell’albero in alluminio insolitamente alto e della chiglia di sollevamento che potrebbe essere stata sollevata.
Il 28 agosto abbiamo pubblicato il Il parere dell’ex capitano dei “Bayesian”, Stephen Edwards. Edwards aveva comandato lo yacht dal 2015 al 2020 e ne aveva sottolineato la particolarità: era l’unico sloop sulla piattaforma da 56 metri di Perini Navi, altrimenti realizzata come ketch, e presentava un albero di altezza eccezionale.
Secondo la sua descrizione, la zavorra fissa era costituita da circa 200 tonnellate di piombo, mentre la chiglia mobile serviva principalmente come deriva per contrastare la deriva. Il fattore decisivo sarebbe stato il cosiddetto angolo di allagamento. Con un'inclinazione di circa 40-45 gradi, l'acqua avrebbe potuto penetrare attraverso le prese d'aria, a condizione che i relativi sistemi fossero in funzione. Edwards riteneva invece improbabile che fosse rimasta aperta una grande botola dello scafo. Le sue spiegazioni illustravano i limiti tecnici dello yacht, ma non erano ancora in grado di dimostrare la dinamica concreta dell’incidente.
Dopo diversi mesi trascorsi sul fondo del mare, l’attenzione si è concentrata sulle operazioni di recupero. All’inizio di febbraio 2025 abbiamo inizialmente riferito che il Il recupero della “Bayesian” ha subito ritardi a causa della complessità dell’operazione. Il piano prevedeva di raddrizzare lo yacht e successivamente sollevarlo con gru o sistemi di galleggiamento supplementari. Gli investigatori italiani e britannici speravano che l'esame del relitto fornisse indicazioni sulla posizione della chiglia, sui possibili percorsi di allagamento e sul comportamento dell'equipaggio e dell'imbarcazione durante il capovolgimento.
A marzo si è poi detto che la I lavori di recupero dovrebbero iniziare il 20 aprile 2025. Una volta recuperato, il relitto avrebbe dovuto essere trasportato a Termini Imerese per essere sottoposto ad analisi forensi. Parallelamente erano in corso indagini penali in Italia e, nel Regno Unito, indagini sui decessi delle vittime britanniche.
I lavori sono infine iniziati più tardi del previsto e sono stati oscurati da un altro incidente mortale. Il 12 maggio abbiamo riferito che un subacqueo olandese era deceduto durante le operazioni di recupero. All’operazione hanno partecipato circa 80 esperti. L’albero, lungo più di 70 metri, doveva essere tagliato prima del sollevamento dello scafo. Secondo quanto riportato dai media, i costi complessivi del recupero sono stati stimati in circa 30 milioni di euro.
Il 16 maggio 2025 abbiamo pubblicato un'analisi dettagliata del primo rapporto d'indagine della Marine Accident Investigation Branch britannica. Il resoconto ha ricostruito gli eventi di quella notte in modo molto più preciso rispetto alle prime notizie.
Di conseguenza, la “Bayesian” aveva cercato riparo al largo di Porticello in vista del maltempo annunciato. Verso le 3 del mattino il temporale si è avvicinato e, poco dopo, sia la “Bayesian” che la vicina “Sir Robert Baden Powell” hanno iniziato ad andare alla deriva con l’ancora che strisciava sul fondale. Alle 4.06 la «Bayesian» si è inclinata di circa 90 gradi a dritta nel giro di soli 15 secondi. I generatori si sono spenti, l’acqua è entrata all’interno passando dalla ringhiera di dritta e dalle scale. Alle 4:22 l’equipaggio è riuscito a calare una zattera di salvataggio. Verso le 4:45 lo yacht è affondato.
I calcoli di stabilità erano particolarmente allarmanti. Secondo la modellizzazione utilizzata nel rapporto, in presenza di vento laterale diretto, una velocità del vento in raffica superiore a 63,4 nodi avrebbe potuto causare il ribaltamento dell’imbarcazione. A quanto pare, le raffiche effettivamente registrate superavano tale valore. Il rapporto ha inoltre constatato che, a seguito dell’estrema inclinazione, lo yacht non era più in grado di raddrizzarsi autonomamente. A quel momento l’indagine non era ancora stata espressamente conclusa, poiché non era stato possibile esaminare completamente il relitto.
Il 23 maggio abbiamo integrato il rapporto con una Episodio del podcast in cui il caporedattore Martin Hager ha commentato i risultati. Sono stati affrontati i temi del basso angolo di capovolgimento, della struttura della chiglia e della deriva, del ruolo della “Sir Robert Baden Powell” e delle celle temporalesche che si formano improvvisamente nel Mediterraneo.
Il giorno dopo è seguito il commento, espressamente indicato come opinione «Il declino bayesiano: nel posto sbagliato al momento sbagliato». In tale articolo, Martin Hager sosteneva, sulla base del rapporto provvisorio britannico, che non fosse giustificato attribuire la colpa in modo generalizzato all’equipaggio. Allo stesso tempo, si chiedeva perché un superyacht omologato per il noleggio presentasse un angolo di capovolgimento nettamente inferiore rispetto a molti moderni yacht di serie o da regata.
Il 21 giugno 2025 si è finalmente riuscito a Una svolta nel recupero della “Bayesian”. Il pennone era stato precedentemente tagliato con una sega telecomandata e depositato sul fondale marino. Otto cinghie di sollevamento sono state fatte passare sotto lo scafo, dopodiché la nave gru “Hebo Lift 10” ha sollevato lo yacht da una profondità di circa 50 metri. Il relitto è stato stabilizzato e trasportato a Termini Imerese, dove esperti britannici e italiani hanno potuto proseguire le indagini.
Quattro giorni dopo abbiamo pubblicato un articolo dal titolo “‘Bayesian’: presto un superyacht a un prezzo vantaggioso?”, se lo yacht fosse ancora tecnicamente recuperabile. Un perito ha spiegato che la corrosione sott’acqua può procedere in modo relativamente lento a causa del minore contatto con l’ossigeno. Una volta riemerso, tuttavia, un relitto deve essere immediatamente desalinizzato e conservato. Poiché lo yacht era stato inizialmente messo al sicuro come prova, un intervento tecnico rapido era possibile solo in misura limitata.
Il 30 giugno abbiamo pubblicato prime immagini dal relitto. Mostravano un interno in gran parte distrutto, ricoperto di fango e sedimenti. Il salone, i corridoi di accesso alle cabine e la sala macchine erano gravemente danneggiati. L’albero in alluminio, che si era staccato, doveva essere recuperato separatamente. Le immagini fornivano sì un’idea delle conseguenze dei dieci mesi trascorsi sott’acqua, ma non rispondevano ancora alla domanda fondamentale sul percorso originario dell’allagamento.
Nel gennaio 2026 il caso ha assunto una nuova dimensione dal punto di vista economico e giuridico. Abbiamo riferito di un Azione di risarcimento danni intentata dall'Italian Sea Group per un importo di 456 milioni di euro. Il gruppo cantieristico di cui fa parte Perini Navi ha intentato la causa contro la società proprietaria dello yacht, la vedova di Lynch, Angela Bacares, nonché il capitano e i membri dell’equipaggio. Secondo la versione dell’azienda, non sarebbero stati i difetti di progettazione a causare il naufragio, bensì le misure di sicurezza omesse, le aperture non chiuse, l’assetto della chiglia e la gestione degli avvisi meteorologici. Queste accuse sono oggetto del contenzioso e non costituiscono fatti accertati in via definitiva.
Nel maggio 2026 abbiamo poi riportato la notizia su nuove informazioni emerse dalla Procura italiana. Secondo una perizia meteorologica commissionata dalla Procura, l’evento non è stato valutato come una catastrofe naturale incontrollabile, bensì come una raffica temporalesca pericolosa, ma in linea di principio gestibile da un equipaggio esperto. Di conseguenza, il capitano, il capo macchinista e un marinaio sono finiti maggiormente nel mirino delle indagini italiane.
Questa valutazione era in netto contrasto con l’indagine britannica. La MAIB aveva evidenziato come fattori determinanti la scarsa stabilità dello yacht e le indicazioni insufficienti contenute nel manuale di stabilità. La parte italiana, invece, si è concentrata maggiormente sulla posizione dell’ancora, sull’assetto della chiglia, sul turno di guardia notturno e sulla reazione dell’equipaggio. Per tutti gli imputati vale la presunzione di innocenza.
Cosa ne pensate del documentario della ZDF? Partecipate alla discussione nei commenti.

Caporedattore Digitale