La Scozia occidentale richiede una notevole flessibilità agli equipaggi delle barche a vela. Tra Oban, Kerrera e Tobermory si intrecciano la cultura del whisky, la natura delle isole solitarie, la fitta nebbia e le impegnative correnti di marea. Un viaggio a bordo della «Bolero» dimostra perché questa zona sia tanto affascinante quanto impegnativa.
La visibilità sta scendendo a zero. Appena un attimo fa si intravedevano ancora le fasce costiere carsiche ricoperte di muschio, ma già le nuvole stanno scendendo di nuovo al livello del mare. Altre imbarcazioni si lasciano andare verso AIS e radar si intravedono, ma compaiono all’orizzonte solo poco prima di attraversare il Firth of Lorne. La Scozia a luglio. «Devi sapere bene in cosa ti stai cacciando quando sali a bordo», avevano avvertito al telefono Christina Franzel-Beier ed Edgar Prochnow qualche giorno prima. Con la loro «Bolero» hanno risalito la costa orientale dell’Inghilterra e hanno attraversato il Canale Caledoniano per raggiungere l’ovest. Per settimane hanno dovuto affrontare condizioni meteorologiche instabili, venti tempestosi e pioggia battente, con temperature a volte inferiori ai dieci gradi.
E poi questo: sotto un sole splendente scendo dal treno a Oban, sudato, con gli stivali da vela e la giacca impermeabile da mare, la biancheria termica e il berretto di lana in valigia. Colline di un verde intenso circondano la baia, mentre case in arenaria e granito, alcune con bovindi, altre più semplici, si susseguono lungo il lungomare.
Sul molo sono ormeggiate barche da pesca, mentre nelle bancarelle si vendono fish and chips. I gabbiani sono in agguato in cerca di prede facili. L’aria è limpida e fresca come l’acqua blu scuro della baia. A dominare il panorama non è un castello, bensì un gigantesco Colosseo, simbolo della città che, per la Scozia, risulta particolarmente inappropriato.
Il termine “whisky”, invece, è comunemente usato quasi come sinonimo della Scozia. La distilleria di Oban, con le sue mura scure, sorge tra le rocce e gli edifici più moderni. Quando fu costruita nel 1794, la città non esisteva ancora, e così nel corso dei secoli è letteralmente cresciuta attorno ad essa. Anche oltre il discreto portale d’ingresso, tutto è tortuoso e in parte molto basso, come se si fosse stipata una distilleria nella stiva di un veliero da carico.
L'illuminazione avvolge bicchieri e bottiglie contenenti diverse annate di questa bevanda spiritosa in una luce soffusa color miele dorato. Salendo, si può dare un’occhiata alla produzione con i suoi alambicchi di rame luccicanti. L’atmosfera accogliente ha tutto ciò che serve per affascinare anche i neofiti della cultura del whisky.
A pochi passi di distanza, l’“Oban Inn”, il pub più antico della zona, con i suoi rivestimenti in legno scuro, le travi a vista e i pavimenti in ardesia, ci fa sentire come se fossimo tornati indietro di secoli. In linea con l’atmosfera tradizionale, non ci sono né televisione né musica in sottofondo, ma solo conversazioni animate tra i numerosi ospiti che nel tardo pomeriggio si mettono comodi qui. Davanti al locale, sorseggiando bevande fresche, osserviamo il viavai sul lungomare e sull’acqua – e il tempo che cambia rapidamente. Prima ci si infila i maglioni, poco dopo entrano in scena anche sciarpe e giacche impermeabili.
Un taxi acquatico ci porta sull’isola di Kerrera, situata al largo, dove Christina ed Edgar hanno ormeggiato il “Bolero” il giorno prima nella marina, sotto la pioggia e con raffiche di vento. Durante un’escursione lungo la costa orientale, la pioggerellina si insinua tra la pelle e i vestiti. Su questo piccolo isolotto, con i suoi appena 40 abitanti, c’è molto da vedere: un antico castello che troneggia sulle alte scogliere all’estremità meridionale dell’isola; il Kerrera Tea Garden, un caffè molto frequentato per gli scones, la clotted cream e il tè; un sentiero circolare con panorami a perdita d’occhio verso Oban da un lato e verso isole come Jura e Mull dall’altro. Questo in teoria. In pratica, le nuvole aleggiano appena sopra le colline e la visibilità è limitata. Tra uno strato di nuvole bianco-grigie e soffici e uno di erba verde e rigogliosa – entrambi umidi – il silenzio è letteralmente palpabile.
Il paesaggio segue le forme del lago, con colline verdi, ondulate e scoscese che si interrompono bruscamente sulle creste e digradano verso il lago. I bovini delle Highlands trotterellano tranquillamente e, da grandi occhi che spuntano tra ciuffi di pelo rosso, osservano con curiosità le creature in tenuta impermeabile e scarponcini da trekking. Le pecore pascolano sulle cime delle colline e, alle loro spalle, nella nebbiosa baia di Oban, numerose barche a vela solcano imperturbabili le acque durante una regata di club.
Il sentiero passa davanti all’Ardent Farm, una fattoria bianca con un piccolo negozio self-service. In grandi cassapanche si trova carne di bovini delle Highlands e di agnelli, sugli scaffali uova, frutta e verdura, souvenir fatti a mano e un gattino che, all’apertura del congelatore, balza avidamente fuori. Si paga alla cassa, di cui ci si fida, oppure online; nella fattoria non si vede anima viva.
La pioggia incessante ci spinge al riparo, al ristorante Waypoint presso il porto turistico. Dal 2021 entrambi sono gestiti da una famiglia che oggi si concede una piccola festa. Dagli altoparlanti risuonano gli ABBA e altri grandi successi del passato. I bicchieri tintinnano, un ragazzo cade all’indietro dalla sedia. Raramente le aspettative su un Paese sono state soddisfatte in così poche ore come qui.
La mattina seguente ci facciamo strada tra fitte felci alte quanto un uomo per raggiungere un enorme obelisco, l’Hutcheson’s Monument. Dal mare è un punto di riferimento ben visibile, mentre dalla terraferma offre una buona panoramica della situazione in mare. A patto che si riesca a vedere. Infatti, una fitta nebbia avvolge ancora il Firth of Lorne e l’Isola di Mull, la nostra prossima destinazione. La rotta prevista per Tobermory, nel nord-est dell’isola di Mull, rimane visibile solo sulla mappa. Solo poco prima della partenza la nebbia si dirada quel tanto che basta per consentirci di navigare in relativa sicurezza.
E così ora navighiamo con cautela. In silenzio e come avvolti nel cotone: di per sé è già un po’ inquietante, ma la sfida non finisce qui: allo Sound of Mull si incontrano tre corsi d’acqua e il Marea una contro l’altra. Veri e propri vortici d’acqua e onde ripide fanno sì che la barca segua per un attimo una rotta tutta sua. È richiesta la massima concentrazione.
A dritta, le nuvole fluttuano sulla cresta di una collina verdeggiante alle spalle del maestoso e candido faro di Lismore, situato su Eilean Musdile, che a ragione potrebbe essere definito anche “torre della letteratura”: fu costruito da Robert Stevenson, nonno del famoso scrittore Robert Louis Stevenson, autore de «L’isola del tesoro». Il primo guardiano capo di Eilean Musdile fu a sua volta Robert Selkirk, un discendente di Alexander Selkirk, che ispirò Daniel Defoe a scrivere «Robinson Crusoe».
A babordo, nel frattempo, le nuvole si diradano, rivelando il Castello di Duart su un promontorio. A ben due miglia di distanza, un scoglio segnalato emerge dall’acqua: è Lady’s Rock, il cui nome deriva da una storia risalente all’inizio del XVI secolo: qui il signore del castello, il capo MacLean, fece abbandonare a mare la propria moglie, appartenente al clan dei Campbell, durante la bassa marea, affinché l’alta marea la trascinasse via. Ma alcuni pescatori la salvarono e la riportarono dalla sua famiglia: fu l’inizio di una faida tra clan durata oltre 150 anni, al termine della quale i Campbell conquistarono il castello.
Nel Sound of Mull, ben riparato, il vento si placa. Davanti a noi si intravede un barlume di sole, mentre a poppa il sipario si richiude. Se un attimo fa sembrava ancora novembre, ora sembra quasi di essere all’inizio di maggio. Qua e là un traghetto incrocia la nostra rotta. La costa si allontana formando baie per poi riavvicinarsi. Su entrambe le sponde, sulle colline, prati e boschi, resti di antiche mura e maestose dimore signorili.
Nel pomeriggio si scorge Tobermory. Piccole case colorate sorgono sulla riva, mentre altre, più scure e dall’aspetto imponente, si ergono più in alto lungo la costa ricoperta di vegetazione. Nella baia, alcune imbarcazioni sono ormeggiate alle boe; davanti a esse, un antico piroscafo si inserisce armoniosamente nel panorama.
Quando attracchiamo al porto, sul pontile c’è già un bel gruppetto pronto a darci una mano – tutti tedeschi. Hanno noleggiato una barca a Oban e sono già sulla via del ritorno. «È fantastico, ma una settimana è decisamente troppo breve per questa zona», racconta lo skipper. In realtà volevano navigare verso le Ebridi Esterne, ma hanno dovuto adeguarsi alle condizioni meteorologiche e rimanere più vicini alla costa. La loro conclusione: «Qui è meglio non fare piani, ma prendere le cose come vengono».
A partire dall'11 ottobre 2026 nella seconda parte: Da Tobermory si prosegue lungo la costa di Mull, attraverso lo Sound of Sleat, fino a Loch Nevis: con una mini-estate scozzese, delfini, balene nane e baie solitarie dove gettare l’ancora.
Vento e condizioni meteorologiche: Il periodo migliore per visitarla va da maggio a settembre, con temperature medie comprese tra i 17 e i 20 gradi durante il giorno, mentre di notte possono scendere anche sotto i 10 gradi. All’inizio dell’estate il vento soffia prevalentemente da nord-est, mentre in seguito da sud-ovest con una velocità compresa tra i 10 e i 15 nodi. Sulle coste sono da prevedere raffiche e improvvisi cambiamenti di direzione del vento; sono possibili anche tempeste. Per l’utilizzo delle app meteo, UKV, il servizio ad alta risoluzione Modello meteorologico del Met Office britannico, che durante la crociera si è rivelata la più affidabile.
Navigazione: La corrente di marea è solitamente inferiore a due nodi, ma nei punti più stretti può raggiungere gli otto nodi. Quando il vento soffia in direzione opposta alla corrente, la navigazione diventa rapidamente scomoda; una pianificazione accurata della rotta è indispensabile. L’escursione di marea varia, a seconda del luogo e del periodo della marea, tra i 2,50 e i 5 metri. Sulle rotte principali circolano numerosi traghetti e navi mercantili.
Porti e punti di ancoraggio: Durante la stagione i porti si riempiono rapidamente, pertanto si consiglia di prenotare in anticipo; in alcuni casi è addirittura obbligatorio. La maggior parte dei porti dispone di pontili galleggianti. La guida ai porti “Welcome Anchorages” è disponibile gratuitamente in molti uffici portuali e è disponibile anche online in formato PDF.
Nelle baie e nei laghetti, quando le condizioni meteorologiche lo consentono, è possibile gettare l’ancora o ormeggiare a una boa di ormeggio. I velisti da crociera dispongono appositamente di «Antares 814 Charts» Hanno realizzato carte nautiche digitali dettagliate – sebbene non ufficiali – dei punti di ancoraggio e dei canali della Scozia occidentale. Presentano una scala più di dieci volte maggiore rispetto alle carte ufficiali dell’UKHO e mostrano molti più dettagli, come la profondità dell’acqua o la presenza di eventuali grandi massi sommersi. Alcune carte includono anche zone di secca e pendenze del fondale marino utili per l’ancoraggio.
Come arrivare Chi non viaggia in barca può prendere un volo per Edimburgo o Glasgow. Da lì è possibile raggiungere facilmente molte località costiere in autobus o in treno, attraversando un paesaggio di una bellezza mozzafiato. Per l’ingresso nel Paese sono necessari un passaporto valido e un’autorizzazione elettronica di viaggio (ETA). L’ETA è disponibile all’indirizzo GOV.UK oppure tramite l’app “UK ETA”. Il costo è di circa 20 euro. Attenzione: i siti web di fornitori terzi applicano tariffe notevolmente più elevate!
Consiglio per un webinar: se desiderate tenere conto in modo più accurato delle correnti di marea e dell’escursione di marea nella pianificazione delle vostre tappe, questo webinar approfondisce l’argomento Webinar sulla navigazione con le maree la navigazione pratica nella zona soggetta alle maree.
Ulteriori letture sul distretto: La Scozia occidentale: aspra, ma accogliente.
La Scozia non è certo il posto giusto per un programma di navigazione rigido. Ma non è proprio questo mix di rischi meteorologici, maree e paesaggi mozzafiato a costituirne il vero fascino? Partecipate alla discussione e raccontateci le vostre esperienze nei commenti.

Redakteurin Panorama und Reise