RegioneLa Scozia occidentale – aspra, ma accogliente

Che scenario! Un aliante Gaffel davanti alle antiche rovine del castello di Gylen, a sud dell’isola di Kerrera
Foto: Swen Stroop/Stock.Adobe.com
Sì, è vero, la nebbia, l’umidità e le basse temperature sono all’ordine del giorno anche d’estate sulla costa scozzese. Eppure questa zona è di una bellezza quasi magica. Selvaggia e delicata allo stesso tempo. Christian Irrgang ci è arrivato in barca a vela

Se questo non va bene! “Far «Ho viaggiato molto e ho visto tante cose: montagne scure e lontane con valli verdeggianti, ho attraversato deserti dai colori vivaci, il tramonto infuocato, mentre mi riporta a casa verso il Mull of Kintyre.» La famosissima canzone di Paul McCartney, accompagnata dal suono della cornamusa, mi viene spontaneamente in mente quando viene issata la bandiera tricolore irlandese e, poco dopo, la bandiera scozzese, la croce di Sant’Andrea bianca su sfondo blu, sventola sotto la traversa. Insieme a Frank, un mio amico, sto navigando da Glenarm, un villaggio a nord di Belfast, per 37 miglia nautiche attraverso il Mare d’Irlanda verso Kintyre. Come un baluardo, la lunga penisola separa il Firth of Clyde dall’Atlantico aperto.

Prima tappa in Scozia: Campbeltown

La nostra prima meta in Scozia è Campbeltown. Le condizioni di navigazione lungo il percorso non potrebbero essere migliori – né più atipiche per la regione. Il sole splende, il vento soffia da sud-est a 4 Beaufort. Non è molto, ma basta per far sfrecciare a tutta velocità, con vento di traverso, la mia «Oblomow», una barca a chiglia lunga di nove metri con la quale sto compiendo una lunga crociera estiva intorno alla Gran Bretagna insieme a compagni di viaggio che si alternano, in questa giornata di fine luglio. Ben 20 miglia di pura gioia. A sud di Sanda Island riusciamo persino a virare di qualche grado in più.

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All’arrivo, il capoporto ci accoglie sul molo, indica con il braccio l’edificio di fronte e dice: «You can pee over there». Frank è perplesso. Non aveva affatto chiesto dove fossero i bagni. Dopo aver chiesto più volte, capiamo cosa intende l’uomo: laggiù possiamo pagare – «you can pay over there». Benvenuti in Scozia; dobbiamo ancora abituarci al dialetto.

Avanti verso la Scozia! Il faro di Davaar Island segna l’imbocco del Campbeltown LochFoto: C. IrrgangAvanti verso la Scozia! Il faro di Davaar Island segna l’imbocco del Campbeltown Loch

Stampa in rotocalco sulle Highlands

Già in serata non c’è più traccia del bel tempo. Comincia a piovere forte. E non smette. Al mattino c’è la nebbia, la pioggia si trasforma in pioggerellina. Bassa pressione sulle Highlands. Solo a mezzogiorno si intravede un leggero miglioramento. Il vento ha virato a ovest, issiamo il blister che si staglia contro un cielo grigio che gradualmente vira al blu. Facciamo rotta verso Lamlash Bay, tra Arran e Holy Island. Quando arriviamo, tutte le boe per i visitatori sono occupate. Per fortuna il vento si è in gran parte calmato, così non abbiamo problemi a trovare un ancoraggio sicuro. Sopra la baia volteggiano le sule. Intorno a noi, questi grandi uccelli si tuffano a capofitto in acqua con le ali ripiegate. Osserviamo affascinati lo spettacolo da bordo.

Quando cala il buio, osserviamo le luci che si accendono sulla terraferma e le alte montagne al centro dell’isola che si trasformano in sagome stagliate contro un cielo blu inchiostro. Il silenzio cala man mano che le sule smettono una dopo l’altra di cacciare i pesci. Seduti nella cabina di pilotaggio alla luce della lampada a petrolio, ci godiamo questo momento speciale.

Proprio di fronte si trova la piccola Holy Island. Nel 1991 quell’isolotto, all’epoca disabitato, era stato venduto a un centro tibetano. Oggi vi vivono circa 30 buddisti in un monastero. E proprio qui, in Scozia! Frank, uno dei nostri compagni di viaggio, si rivela un grande appassionato dell’Asia, e anche il mio interesse è stato stuzzicato. Avevamo saputo che i visitatori sono i benvenuti nel monastero. Dato che il traghetto non è in servizio il giorno successivo, spostiamo «Oblomow» in un punto di ancoraggio al largo di Holy Island e attraversiamo con la scialuppa fino alla spiaggia rocciosa.

Tour esplorativo a terra

Poi, un po’ perplessi perché non si vede anima viva, partiamo alla scoperta dei dintorni. Davanti all’edificio principale, il Centre for World Peace and Health, pascolano tranquillamente alcuni pony. Le bandiere di preghiera sventolano pigramente nella leggera brezza, per il resto regna il silenzio. Un sentiero conduce al faro nella parte meridionale dell’isola. Ai margini del sentiero, in mezzo alla brughiera, ci imbattiamo in rocce dipinte a colori vivaci: divinità buddiste. La Tara bianca, la Tara verde – Frank le conosce tutte per nome.

Durante un'escursione a Holy Island, i velisti scoprono delle pietre dipinte con divinità buddiste...
Foto: C. Irrgang

Purtroppo abbiamo perso il bivio che ci avrebbe riportato indietro passando in alto sopra l’isola. Quando ci rendiamo conto dell’errore, è già troppo tardi per tornare indietro e dobbiamo fare il giro completo. Prati fradici, massi frastagliati, rive sassose: sembra non finire mai. Inoltre è piuttosto faticoso e più di una volta rischiamo pericolosamente di scivolare. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta, aggiriamo l’ultimo promontorio roccioso e siamo tornati al punto di partenza. Le bandiere di preghiera ora risplendono colorate alla luce del sole.

Stasera la nazionale femminile tedesca di calcio affronterà quella inglese nella finale degli Europei. Nel frattempo, anche un secondo yacht, il “Kailena”, ha gettato l’ancora qui. Abbiamo conosciuto Bill e Anna, la coppia di skipper, già a Portaferry, in Irlanda, e da allora ci siamo incontrati un paio di volte. L’ultima volta a Bangor, il porto turistico di Belfast. Anche se loro due non sono interessati al calcio tanto quanto noi, ci sediamo insieme davanti alla TV nella hall del «Glenisle Hotel». Da vero scozzese, Bill tifa naturalmente per la Germania – anche se alla fine invano!

A caccia in barca con il gommone

Quando usciamo di nuovo fuori, abbiamo una brutta sorpresa. La “Kailena” si è staccata! La vediamo già alla deriva abbastanza lontano nella baia. Da un momento all’altro lo yacht rischia di impigliarsi in uno degli impianti di piscicoltura. Bill ed io la inseguiamo con il gommone e la raggiungiamo appena in tempo.

Anche il giorno dopo si preannuncia il tipico tempo scozzese, così decidiamo di rinunciare all’escursione a terra ad Arran. Ci dirigiamo invece verso Ardrossan, che dista 13 miglia nautiche. Ottima decisione! La sera arriva la pioggia e forti raffiche di vento sferzano il sartiame. Per fortuna siamo già seduti al ristorante sul porto ad assaggiare l’haggis. Si tratta, insieme al fish and chips, dell’altro piatto nazionale scozzese, composto dallo stomaco di una pecora ripieno di cuore, fegato, polmoni, grasso di rognone, cipolle e farina d’avena, il tutto condito con pepe piccante. Niente male, secondo noi. L’importante è non lasciarsi scoraggiare dagli ingredienti.

Gita a Glasgow

Approfittiamo della giornata libera per fare una gita in treno a Glasgow. Il viaggio dura solo 40 minuti e, poco dopo, siamo già alla Gallery of Modern Art ad ammirare i quadri. L’opera d’arte più appariscente, a nostro avviso, si trova però proprio davanti all’edificio. Lì è seduto il duca di Wellington sul suo cavallo alto – e sulla sua testa, di traverso, sfacciato come il cilindro di Johannes Heesters, un cono stradale. A un certo punto, negli anni Ottanta, alcuni burloni hanno avuto la folle idea di mettere il cono in testa al duca – un’impresa di certo non priva di pericoli. Naturalmente le forze dell’ordine sono intervenute rapidamente per rimuovere l’oggetto. Ma in men che non si dica il cono era di nuovo al suo posto, e ne è nato un vivace gioco al gatto e al topo. Dato che la cosa divenne ben presto piuttosto costosa, poiché il Comune doveva far arrivare ogni volta una piattaforma aerea – il che si dice costasse circa 10.000 sterline all’anno – si decise infine di far alzare il basamento per rendere impossibile la scalata. Ma i consiglieri comunali avevano fatto i conti senza i propri cittadini. Si scatenò una tempesta di proteste. E poiché persino l’ente per il marketing cittadino aveva ormai scoperto il duca protetto come testimonial pubblicitario, il cono rimase infine sulla sua testa.

Con questa gita termina il turno di guardia di Frank; è in programma il prossimo cambio di equipaggio. Al mattino Jörg scende dal treno notturno proveniente da Londra. Gli basta una colazione sostanziosa e a mezzogiorno salpiamo. Di nuovo verso Arran, ma questa volta verso Loch Ranza, la baia dove gettare l’ancora nella parte settentrionale dell’isola. Il vento soffia di prua, dobbiamo navigare di traverso, e a Jörg la cosa piace. È un timoniere instancabile. Le 18 miglia di rotta diretta finiscono per diventare ben 32. Come ricompensa, anche il sole della sera splende magnificamente e fa risplendere di viola la brughiera sulle montagne circostanti.

Dopo la pioggia torna il sole

Dopo un acquazzone intenso e dopo aver ammirato a lungo lo splendido arcobaleno che il sole del mattino disegna obliquamente sull’acqua davanti a noi, è in programma un’escursione a terra. Proseguendo dritto per qualche chilometro lungo la strada, ci ritroviamo davanti alla Lochranza Distillery. È ancora troppo presto per una degustazione di whisky, ma possiamo comunque prendere una o due bottiglie dallo scaffale per rifornire il bar di bordo. Qui c’è anche una caffetteria, dove prendiamo un cappuccino analcolico.

Per quanto fosse indispensabile nel sud dell’Inghilterra o laggiù in Irlanda adeguare gli orari di navigazione alle maree, qui non ha alcuna importanza. Nel Firth of Clyde – il termine inglese «firth» significa più o meno «fiordo» – i livelli dell’acqua salgono e scendono in media di circa tre metri. Ma ciò non genera correnti superficiali significative. Lo stesso vale per i bracci di mare che si diramano, come il Lower Loch Fyne o l’East Loch Tarbert con l’omonimo porto peschereccio.

«Il paesaggio è estremamente pittoresco, con il villaggio che circonda il porto naturale», leggo sul sito web visitmyharbour.com, che durante tutto il viaggio mi ha fornito in modo affidabile tutte le informazioni necessarie – condite con un pizzico di umorismo inglese. Non si potrebbe dire meglio di così.

Percorriamo le misere 14 miglia marine fino a Tarbert navigando a ridosso della costa. Il sole splende, i pantaloni sono arrotolati, il vento soffia a una forza 3. Se solo non ci fossero quelle fastidiose raffiche che ci piombano addosso di tanto in tanto dalle montagne.

Di nuovo sull'Atlantico

Si prosegue poi verso nord. Raggiungiamo il Canale di Crinan. Sette ponti girevoli e 15 chiuse, la maggior parte delle quali deve essere azionata manualmente con grande sforzo fisico. Il tutto su un tratto di sole nove miglia nautiche. Questo breve braccio di mare separa la penisola di Kintyre dal resto della Scozia e ci riporta nell’Oceano Atlantico. In questo modo ci risparmiamo il lungo percorso di ritorno e la deviazione intorno al Mull of Kintyre.

Nel tranquillo Canale di Crinan i velisti sono per lo più soli
Foto: C. Irrgang

È possibile percorrere il Canale di Crinan tranquillamente in un giorno, ma perché farlo? Nel prezzo del transito sono inclusi fino a quattro pernottamenti. Non vogliamo certo impiegare tutto quel tempo, ma ho previsto comunque due giorni. Non vedevo l’ora di percorrere il canale da quando ne avevo visto un servizio televisivo a casa. L’unica cosa che mi preoccupa è il fatto menzionato nel servizio, ovvero che bisogna aspettarsi attacchi massicci di midges, zanzare minuscole ma molto assetate di sangue, che si riproducono in massa nell’acqua dolce del canale. Nel filmato, i guardiani delle chiuse indossavano cappelli con una rete a maglie strette per proteggersi. A bordo non abbiamo nulla del genere, dovremo improvvisare.

Il divertimento inizia ad Ardrishaig. Jörg è a prua, io nella cabina di pilotaggio. Le cime di ormeggio devono essere lanciate a quattro metri di altezza sul muro. La chiusa marittima ci solleva al livello giusto. Paghiamo il pedaggio di transito, riceviamo istruzioni da Tiegan, l’allegra guardiana della chiusa, e una chiave per tutti i servizi igienici lungo il percorso. Le due chiuse successive arrivano poco dopo. Fino a lì Tiegan ci accompagna lungo la riva, poi torna indietro. Siamo lasciati a noi stessi.

“Liquid Sunshine” in Scozia

A volte il percorso attraversa una fitta foresta, altre volte costeggia muri di rododendri alti diversi metri, altre ancora lo sguardo spazia su ampi prati verso le colline all’orizzonte: la Scozia proprio come nei filmati promozionali. Solo di tanto in tanto incrociamo un’altra barca. Il primo giorno percorriamo metà del tragitto e trascorriamo la notte all’imbarcadero di Cairnbaan. Per la seconda metà del percorso, fino a Crinan, torna il tipico tempo scozzese: nuvole basse e alta umidità. «Liquid Sunshine», come dicono gli scozzesi. Almeno, a quanto pare, non è tempo di volo per gli insetti. Il temuto attacco dei succhiasangue non si verifica.

Quando la chiusa di Crinan ci riporta in mare aperto, veniamo accolti da una fitta nebbia. Volo strumentale. Ma quando la coltre di nuvole si dirada, il mare comincia a scintillare. Navighiamo come su un foglio di carta stagnola stropicciata. Le alte vette del Giura sono ancora avvolte dalla foschia, ma i prati sottostanti risplendono di un verde intenso non appena il sole fa capolino da uno squarcio tra le nuvole. Sono momenti pieni di magia! Solo per questo vale la pena fare il viaggio.

Nella baia di fronte al paesino di Craighouse, con vista sulla Jura Distillery e sull’hotel, troviamo una boa di ormeggio libera. Avevamo prenotato al ristorante per telefono e, quando entriamo nel bar, Gordon, il barista, ci accoglie con una stretta di mano: «Mister Christian, presumo». La cena è squisita. Il pesce domina il menu.

Dopo il dessert coinvolgiamo Gordon in una conversazione tecnica. Lui, ovviamente, conosce perfettamente questo nobile distillato, prodotto proprio qui accanto. Sia a Jura che sulla vicina isola di Islay si distilla un whisky particolarmente affumicato. È roba forte, inconfondibile, ma non per tutti i gusti. La torba dell’isola, che qui viene utilizzata per torrefare il malto, è scura e umida e presenta un’alta percentuale di alghe marine, alghe e acqua di mare. Da qui deriva il suo aroma caratteristico.

Ci sono più botti di whisky che persone su un’isola in Scozia?

Mentre a Islay sono ancora in attività nove distillerie, qui ce n’è sempre stata e ce n’è tuttora una sola. Ciononostante, c’è chi sostiene che Jura sia probabilmente l’unica isola al mondo in cui ci sono più botti di whisky che persone.

Successivamente ci lasciamo trasportare dalla corrente attraverso il Sound of Islay verso nord. Anche qui le maree giocano un ruolo importante. Nonostante la brezza sia solo leggera, procediamo a cinque nodi sul fondo. Quando arriva una piccola corrente, “Oblomow” accelera addirittura fino a nove nodi. Al molo di Scalasaig, a Colonsay, riusciamo ad accaparrarci l’unico posto libero. Sono necessarie cime di ormeggio extra lunghe, perché con le maree la barca sale e scende come in un ascensore.

La mattina seguente partiamo per una passeggiata alla scoperta della tenuta di Colonsay, la dimora e il giardino del 5° barone di Strathcona e Mount Royal. Sì, qui i titoli nobiliari e le tradizioni contano ancora! Il barone Alex vive nella tenuta con la sua famiglia, affitta i suoi cottage a ospiti paganti e, per noi nomadi della vela sferzati dal vento, ha sempre un pezzo di torta e un caffè da offrirci.

Quando torniamo, la “Lake Isle of Innisfree” sta proprio salpando l’ancora con cui ci ha aspettato nella baia e si accosta a noi. Otto persone e due cani vogliono unirsi a noi. Oh oh. Meglio cambiare posto, allora. Tanto più che il giorno dopo vogliamo ripartire di buon’ora. Più tardi ci ringraziano persino al bar dell’hotel: Sláinte, salute, prego!

I biscotti shortbread scozzesi creano dipendenza?

Il giorno dopo possiamo navigare a vela solo per due ore, poi dobbiamo accendere il motore. Ormai diamo quasi per scontata la presenza dei delfini davanti e accanto a noi. Il monotono ronzio del motore ci fa venire in mente pensieri bizzarri. Discutiamo, ad esempio, della domanda: gli shortbread creano dipendenza? Questi biscotti scozzesi morbidi, burrosi e dolci, di cui compriamo subito diverse confezioni ogni volta che ne abbiamo l’occasione, perché siamo certi che, se le nostre scorte dovessero esaurirsi all’improvviso, si manifesterebbero immediatamente sintomi di astinenza.

Una magica brezza di poppa interrompe le nostre profonde discussioni. Gonfia il blister e spinge “Oblomow” fino ai pontili del North Pier. Si tratta del porto turistico di Oban, ancora piuttosto nuovo. Qui finisce il viaggio di Jörg; al suo posto subentrerà Sanne. Con lei proseguiremo attraverso il Caledonian Canal con le sue spettacolari scale di chiuse. E naturalmente con la traversata del leggendario Loch Ness. Speriamo che il mostro ci lasci in pace.


Consigli per la crociera

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Vento e tempo

La Scozia occidentale beneficia della Corrente del Golfo; il clima qui tende ad essere più mite rispetto alla costa del Mare del Nord. Periodo migliore per visitarla: da maggio a settembre. Nei mesi estivi si registrano in media sei ore di sole al giorno, ma è comunque bene prepararsi a condizioni meteorologiche variabili con pioggia, pioggerellina e nebbia: non è raro che in un solo giorno si verifichino tutte queste condizioni. Contrariamente all’opinione diffusa secondo cui le coste scozzesi sarebbero per lo più battute dalle tempeste, in estate il vento è spesso piuttosto debole. È quindi assolutamente consigliabile dotarsi di vele da vento leggero.

Navigazione e competenze nautiche

In assenza di correnti di marea significative, la navigazione nel Firth of Clyde non rappresenta una grande sfida. È tuttavia necessario prestare attenzione alle variazioni di profondità dell’acqua. Al contrario, nella zona delle Ebridi Interne, ovvero lungo l’itinerario qui descritto intorno a Jura, Islay e Colonsay, occorre prestare particolare attenzione alla direzione delle correnti, specialmente nei canali. Le maree e le correnti di marea sono indicate, ad esempio, dall’app Navionics Boating. Tutti i canali navigabili e anche gli ingressi dei porti sono ben segnalati con boe e fari.

Porti e punti di ancoraggio

Di norma è obbligatorio comunicare la propria presenza al comandante del porto tramite VHF. In alta stagione è consigliabile prenotare un posto per telefono con uno o due giorni di anticipo. Su visitmyharbour.com Oltre ai canali VHF e ai numeri di telefono dei capitani di porto, si trovano anche foto e consigli sui punti di ancoraggio.

Letteratura e carte nautiche

  • Guida alla zona: “Reeds Nautical Almanac”. Per la navigazione: la carta nautica n. 2724 dell’Ammiragliato britannico e le carte Imray C 63, C 64, C 65. Come lettura da viaggio: “L’anello celtico” di Björn Larsson.

Informazioni sull'autore Christian Irrgang

Christian IrrgangFoto: Delius Klasing VerlagChristian Irrgang

Per cinque mesi il nostro autore ha navigato con la sua barca, insieme a compagni di viaggio sempre diversi, in un viaggio estivo intorno all’Inghilterra e alla Scozia. Ha scritto un libro sulle sue esperienze (144 pagine con 90 foto; 29,90 euro), DELIUS-KLASING.DE


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