Leonie Meyer
· 14.08.2026
Nel cantiere navale di Jan Brügges sulla Schlei è nata così la Woy 26: un’imbarcazione che combina materiali tradizionali con una tecnica di costruzione al passo con i tempi. Questo processo riduce le fasi di lavorazione, limita l’eccesso di resina e garantisce una minore produzione di scarti e vapori. Il percorso per arrivare a questo risultato è stato però lungo: dai primi prototipi, il team è passato a componenti più grandi fino alla costruzione del primo scafo completo. Nel podcast di YACHT, l’amministratore delegato racconta come è nata l’idea di questo processo, quando sono iniziate le prime fasi di sviluppo e quanto tempo ci è voluto per completare la prima imbarcazione.
La Woy 26 è ben più di un semplice esperimento galleggiante. Questa imbarcazione, caratterizzata da un design radicalmente essenziale, si è evoluta in una “day racer”. Senza strallo di poppa, sovrastrutture né possibilità di terzarolare, punta su un’esperienza di navigazione diretta piuttosto che su un eccesso di tecnologia. Ciononostante, l’imbarcazione deve rimanere accessibile a tutti i velisti. Jan Brügge parla della chiglia, del peso ridotto e dell’idea di dimostrare ciò che il legno, come materia prima, è in grado di offrire. Lo stesso vale per il modello successivo, la Woy 28. Lo sviluppo, tuttavia, non è stato solo tecnicamente impegnativo, ma anche un progetto a lungo termine dal punto di vista finanziario.
Durante l’intervista si affronta anche la questione di quanto possa essere sostenibile una barca in legno, se la resina epossidica rimane indispensabile. Il maestro d’ascia spiega perché per lui è fondamentale soprattutto la durata nel tempo del legno e perché molte barche più vecchie, se ben curate, sono ancora in servizio dopo decenni. Jan Brügge ha fondato da solo il suo cantiere navale sulla Schlei dieci anni fa. Nell’intervista ripercorre lo sviluppo dell’azienda e offre uno sguardo sul lavoro dietro le quinte.
Inoltre, Jan Brügge racconta dell’affluenza alla fiera boot di Düsseldorf, della vittoria del premio “Yacht europeo dell’anno”, della domanda di brevetto e della speciale collaborazione con i cantieri navali lungo lo Schlei. In questa puntata del podcast rivela fino a che punto si spingono le sue visioni e perché in futuro vorrebbe tornare a lavorare più spesso personalmente in officina.
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