Lars Bolle
· 27.08.2026
La Incidente della Oyster 825 “Viva La Vida” È ora possibile ricostruire l'accaduto con maggiore precisione. Durante la Hamilton Island Race Week, venerdì 21 agosto 2026, lo yacht ha urtato una scogliera nella zona di Long Island, nel Whitsunday Passage. Ha lanciato un Mayday, ha imbarcato acqua e in seguito si è capovolto nonostante l'utilizzo di una pompa aggiuntiva. Secondo quanto riferito dall’organizzatore, tutte e dieci le persone a bordo sono giunte sane e salve alla Hamilton Island Marina.
Il punto esatto dell’approdo e le coordinate ufficialmente confermate non sono stati resi noti. Un testimone oculare locale, Ben Archer, ha dichiarato di trovarsi vicino all’estremità settentrionale di Long Island quando ha sentito la chiamata di soccorso. La sua testimonianza integra la dichiarazione, nel frattempo resa pubblica, del team della Hamilton Island Race Week.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione della Race Week, l’equipaggio di “Viva La Vida” ha lanciato una richiesta di soccorso Mayday durante una regata, dopo che lo yacht aveva urtato una scogliera. I servizi di controllo del traffico marittimo (Vessel Traffic Services) sarebbero stati allertati e avrebbero assunto il coordinamento dell’emergenza. La Hamilton Island Marina ha messo a disposizione una pompa supplementare, ma non è riuscita a fermare l’infiltrazione d’acqua.
La descrizione più dettagliata finora disponibile degli ultimi minuti prima del capovolgimento è quella di Ben Archer. Si trovava a bordo di uno yacht a motore insieme ad altre due persone quando è arrivata la richiesta di soccorso Mayday. Poco dopo, secondo il suo racconto, una chiatta proveniente da Hamilton Island ha raggiunto il luogo dell’incidente. A bordo c’era una pompa alimentata a gasolio.
La pompa è stata inizialmente trasportata sulla barca di Archer e da lì trasferita sulla “Viva La Vida”. A quanto pare, l’equipaggio ha avuto difficoltà a metterla in funzione. Archer è quindi salito a bordo di persona per aiutare con l’avvio. La pompa alla fine ha iniziato a funzionare, ma non è riuscita a compensare il flusso d’acqua in entrata.
Poco dopo, l’Oyster si è inclinata su un fianco e, poco dopo, si è capovolta. Archer è finito in acqua insieme a due velisti, finendo proprio sullo scafo capovolto. Le altre persone, in quel momento, erano già sulla barca di soccorso. Secondo il suo racconto, l’evacuazione si è svolta in modo ordinato nonostante la situazione.
I media australiani riferiscono che lo yacht, che galleggiava con la chiglia all’insù, è stato messo in sicurezza e ancorato per impedire che potesse andare alla deriva verso la barriera corallina o altre aree sensibili. Nel caso di un’imbarcazione di queste dimensioni, non si tratta solo della perdita del relitto, ma anche del rischio di ulteriori danni alla barriera corallina. Lo yacht, del peso di circa 56 tonnellate, è stato inoltre stabilizzato con sacchi di sollevamento.
Il prossimo passo previsto è il rimorchio verso Mackay. La data in cui potrà avvenire dipenderà dalle condizioni meteorologiche e dalle condizioni del recupero.
Le autorità stanno indagando sul caso. Maritime Safety Queensland si sta occupando dell'incidente; la Great Barrier Reef Marine Park Authority sta valutando eventuali danni alla barriera corallina. Secondo le informazioni rese note finora, non è stata segnalata alcuna fuoriuscita di gasolio. Al momento non ci sono dati confermati in merito a possibili sanzioni nei confronti dello skipper, come ad esempio multe elevate per danni causati al parco marino.
La questione tecnica fondamentale rimane irrisolta. Oyster ha spiegato che “Viva La Vida” stava navigando a tutta velocità di bolina con lo spinnaker, con il livello dell’acqua basso, quando ha urtato uno scoglio o una scogliera. In seguito all’urto, la parte inferiore della chiglia è stata gravemente danneggiata e il bulbo di zavorra è andato perso.
La perdita della zavorra spiega la successiva instabilità, ma non risponde alla domanda sull’ingresso dell’acqua. Dalle foto si nota che uno stub della chiglia è rimasto attaccato allo scafo. Anche nelle immagini più recenti non si notano ulteriori danni allo scafo.
Dopo aver urtato il fondale, è necessario verificare il prima possibile la presenza di eventuali danni alla base della chiglia, al laminato dello scafo e ai perni della chiglia. Crepe visibili, scheggiature o un giunto allentato tra la chiglia e lo scafo possono essere indizi di sollecitazioni strutturali, come indicato nella guida su Controllo del collegamento tra chiglia e scafo spiega. In caso di infiltrazione d’acqua improvvisa, la cosa più importante è Intervento antinquinamento in mare; una pompa può guadagnare tempo, ma non sostituisce un'efficace sigillatura né la decisione di evacuare.
L'incidente fa inevitabilmente riaffiorare i ricordi della L'Oyster 825 “Polina Star III”, affondata nel 2015. Tuttavia, non è ancora stato dimostrato alcun nesso tecnico tra i due casi. Il quadro dei danni documentato all’epoca dopo il recupero era nettamente diverso: nel caso della “Polina Star III” erano stati danneggiati la chiglia, il raccordo della chiglia e ampie zone della struttura circostante dello scafo. Per quanto riguarda la «Viva La Vida», finora è certo solo che, in seguito all’urto contro la barriera corallina, si è verificata la perdita del bulbo di zavorra.
Oyster si attiene a una valutazione preliminare. Solo il recupero e un’analisi approfondita potranno rivelare quali danni abbia causato l’impatto e perché l’infiltrazione d’acqua sia stata così massiccia. Fino ad allora, qualsiasi ulteriore spiegazione di causa-effetto sarebbe pura speculazione.
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Caporedattore Digitale