SaggioCrociera estiva – Il periodo più bello dell'anno

Steffi von Wolff

 · 18.07.2026

Un cambio di mondo. Salire a bordo è considerato una metafora dell’allontanarsi dalla routine quotidiana.
Foto: Nico Krauss
​Il viaggio estivo è per i velisti una quinta stagione, attorno alla quale tutto ruota già molte settimane prima. L’autrice Steffi von Wolff riflette sul fascino esercitato da questa pausa dalla routine quotidiana.

Argomenti in questo articolo

​Finalmente è estate. Ma c’è di meglio: presto partirà la nostra crociera estiva. E questa inizia già molto prima di salpare. «Non vedo l’ora di andare in giro a vagabondare» è la mia frase tipica. Ed è proprio così. Non vedo l’ora di godermi il sole e l’acqua, di navigare a vela e di gettare l’ancora, di scoprire porti nuovi e di rivisitare quelli già conosciuti, e non vedo l’ora di gustare gelati di ogni tipo. Da «Andiamo a mangiare un gelato?» a «Accendi la macchina per i cubetti di ghiaccio?» e, naturalmente, anche a: «Ah, che meraviglia!»

L'attesa fa parte del viaggio

La nostra trepidazione inizia piuttosto presto. Già due mesi prima, magari mentre siamo seduti sulla nostra barca, iniziamo a pianificare e riflettere, tracciamo itinerari per poi scartarli: «Si può fare ancora meglio». Poi: ancora sei settimane. Ancora tre. Ancora due. Domani. Si parte. Mentre facciamo i bagagli si liberano endorfine, davvero!

​Il fine settimana prima della partenza portiamo già a bordo i vestiti, sistemiamo tutto, fissiamo la scialuppa e sottocoperta prepariamo già lo spazio per le lunghe traversate. E poi basta salire a bordo con i generi alimentari freschi e la borsetta per dare il via alla vacanza: che meraviglia! Anche fare i bagagli fa parte del rituale dell’estate in barca a vela. I velisti, infatti, fanno i bagagli in modo diverso dagli altri viaggiatori. Non ci si limita a stipare i vestiti in una borsa. Ci si organizza una piccola vita sull’acqua.

I più letti

1

2

3

4

5

Prima o poi nascono le liste. All’inizio solo nella testa, poi su carta. Cosa farebbe mio marito senza le liste? Di cosa abbiamo bisogno? Tuta impermeabile. Occhiali di ricambio. Occhiali da lettura, lenti a contatto, torcia. Binocolo. Carte nautiche. Caricabatterie. Farmacia di bordo. Il coltello preferito. Maglioni per le serate fredde. Costumi da bagno per le rare giornate estive perfette. E sempre la stessa riflessione: di cosa si ha davvero bisogno? Perché su una barca si impara in fretta che la felicità occupa sorprendentemente poco spazio. Ammetto che ho ancora margini di miglioramento! Il velista esperto sa che le cose più importanti sono spesso quelle più piccole. I rituali. Una certa tazza da caffè. Il buon coltello da porto. E naturalmente gli ABBA in una baia svedese.

Poi il cibo. Poche cose danno tanta gioia quanto pianificare la dispensa di bordo prima di una lunga crociera. Di quali spezie abbiamo bisogno, quali conserve, portiamo con noi qualche bottiglia di Muscadet? Certo, non può mancare se mangiamo le ostriche. ​La prima spesa all’ingrosso prima delle vacanze ha quasi un carattere festoso. Il carrello si riempie lentamente di cose che sanno di estate. Farina, perché faccio il pane in casa. Capsule di caffè. Pasta. Olive. Patate. Marmellata di fragole.

Devo portare questa tunica, e anche questa; bastano tre costumi da bagno? E 15 pantaloncini? E 20 magliette? Quanti calzini mi servono? Quanti maglioni e giacche? Bisogna pur prevedere ogni eventualità per quanto riguarda il tempo. Mio marito – anche questo succede regolarmente – ovviamente si arrabbia: «Porti troppe cose! Non le indosserai mai tutte». E ovviamente in questo caso ha ragione. Poi, naturalmente, la crema solare. E un doposole ben preciso, che uso da 25 anni! In inverno a volte lo annuso, e mi viene subito caldo.

La crociera estiva inizia nella mente

Ah, la crociera estiva in barca a vela è molto più di una semplice vacanza. Per molti velisti è il vero momento clou dell’anno, un periodo verso cui tutto converge. È quel periodo dell’anno per cui vale la pena vivere e dal quale attingeremo per il resto dell’anno. Altri pianificano viaggi lontani, prenotano hotel o pensano a lettini sulla spiaggia e buffet all-inclusive. Noi velisti, invece, pianifichiamo porti, direzioni del vento, distanze e arcipelaghi. Non misuriamo la nostra meravigliosa attesa in prenotazioni alberghiere e biglietti aerei, ma in carte meteorologiche, liste di provviste e nuove carte nautiche. Evviva! È proprio qui che risiede gran parte della felicità. Perché la crociera estiva non inizia solo in porto. Inizia nella mente. Non c’è forma di attesa più bella della pianificazione di una lunga estate in barca a vela.

Nel nostro caso, la Danimarca e la Svezia sono destinazioni perfette. Sono abbastanza vicine da sembrare familiari, ma allo stesso tempo abbastanza lontane da darci la sensazione di un vero e proprio viaggio. Le Mare del Sud danese con le sue incantevoli isolette, i piccoli borghi e le tranquille baie dove gettare l’ancora. Mi basta pensare ad Ærøskøbing perché il cuore mi si riempia di gioia. Questa città trasuda storia secolare. Oppure la arcipelago svedese con le sue rocce granitiche levigate, le case dipinte di rosso e le notti luminose e stellate. Chiunque abbia mai navigato attraverso lo stretto nel mese di luglio o abbia preparato il caffè al mattino in una baia naturale svedese per poi tuffarsi in acqua, sa di cosa sto parlando: queste immagini rimangono impresse nella memoria per tutta la vita. E quanto è meraviglioso vivere tutto questo non da soli!

Ah, è così bello pianificare tutto questo! Mio marito prende gli opuscoli portuali dallo scaffale. Mi sembra davvero che profumino di sale e d’estate. Tra le pagine a volte si trovano ancora scontrini ingialliti di un porto di Stoccolma o il conto di un ristorante a Marstrand. ​Sfogliandoli, tornano alla mente intere giornate. Il vento bello e perfetto, il piccolo affumicatoio al porto di… dove era, già? Il temporale al largo di Læsø. Il tramonto dietro l’arcipelago. E così un brivido mi percorre il corpo, mentre cresce l’attesa.

Poi mio marito stende le carte sul tavolo. All’inizio le guardiamo solo di sfuggita. Poi sempre più a lungo. Magari quest’anno verso nord passando per Samsø? O prima attraverso lo Svendborgsund? Magari di nuovo ad Anholt? Ma lì c’è tanta sabbia. E la sabbia, l’ho imparato, «è veleno per la barca!!» O magari finalmente verso la costa occidentale svedese? Ogni velista conosce queste serate. Si seguono con il dito le possibili tappe. Si calcolano le distanze. Ci si rallegra. Si discute dei porti. Alcuni luoghi ormai fanno quasi parte della famiglia. Altri si vorrebbe finalmente scoprire. E la gioia cresce ancora di più.

C’è chi pensa che pianificare troppo tolga spontaneità all’avventura. Ma non è vero. Almeno non per i velisti. È proprio la preparazione, infatti, ad accrescere la nostra attesa. È lei a rendere l’estate una realtà. Ogni porto è una promessa e ogni distanza annotata un piccolo sogno. Si leggono le statistiche meteorologiche, si guardano le immagini satellitari dei porti naturali e si chiedono agli amici quali siano le loro baie preferite. Dove siete stati, dove dovremmo andare, ci sono anche le Köttbullar lì? A proposito, sono molto più buone di quelle dell’Ikea, e domani si parte.

Anche la barca viene preparata per l'estate

Mio marito sostiene che la nostra barca abbia un’anima. Parla anche con lei, e scommetto che non è l’unico a farlo. Per lui la barca non è un semplice oggetto. È una vita estiva sull’acqua. La nostra seconda casa. Un luogo galleggiante pieno di ricordi. Una piccola isola.

Preparare la barca prima della vacanza è quindi uno dei suoi rituali più belli in assoluto. Controlliamo le cime, verifichiamo i grilli, ispezioniamo le vele, magari lucidiamo qualche punto opaco del gelcoat. Si possono svolgere per ore attività apparentemente secondarie ed essere felici nel farlo. Abbiamo comprato nuove cime di ormeggio e ordinato due nuovi parabordi. Lui controlla meticolosamente i pezzi di ricambio. Abbiamo abbastanza gas? Il vino basterà, e il gin? Tutto viene stivato secondo il piano che lui stesso ha preparato.

Chi non è del settore spesso non capisce perché i velisti dedichino così tanto tempo ai preparativi. Anche a me ci è voluto un po’ per capirlo: la barca fa parte della famiglia, va curata e mantenuta, deve accompagnarci in sicurezza nelle prossime settimane, ha bisogno di amore e di incoraggiamento. Perché è proprio in questo che risiede, per tutti noi, una magia profonda. E mentre sistemiamo tutte queste cose, la barca si trasforma sempre più in una casa per le vacanze. I letti nelle cuccette vengono rifatti con lenzuola pulite. I libri trovano posto sugli scaffali. Le provviste vengono sistemate al loro posto. All’improvviso la barca è pronta. E lo siamo anche noi.

​Perché il Nord continua ad attirarci

Ci sono zone di navigazione con montagne più alte, isole più esotiche o acque più turchesi. Eppure, nonostante tutto, la Danimarca e la Svezia continuano ad attirare tantissime persone. Forse dipende dalla tranquillità di questi paesi. Dalla mentalità della gente. Qui nulla si impone, nulla reclama attenzione. La loro bellezza è discreta.

La Danimarca accoglie le persone con una cordialità speciale. E naturalmente anche noi velisti. Piccoli porti con capannoni rossi. Ristoranti di pesce proprio sul molo. Biciclette davanti agli uffici del capitano di porto. Bambini che pescano granchi con il retino o si tuffano in acqua gridando di gioia. Ovunque si respira questa rilassata naturalezza della vita sull’acqua. Ho riflettuto spesso su cosa renda questo posto così affascinante. Il Mare del Sud danese, ad esempio, sembra un luogo d’altri tempi. Non si naviga freneticamente da un’attrazione all’altra. Si scivola lentamente attraverso stretti canali navigabili, costeggiando isole verdeggianti e campi dorati. A mezzogiorno magari si getta l’ancora in una baia tranquilla. La sera ci si siede nella cabina di pilotaggio e si osserva il porto, mentre da qualche parte gridano i gabbiani e il profumo del pesce affumicato arriva fino a noi.

E la Svezia? La Svezia ci regala la libertà. L’arcipelago occidentale è uno dei paesaggi velici più belli d’Europa. Migliaia di isolotti rocciosi levigati, stretti passaggi, porti naturali riparati. Laggiù, il tempo perde ogni significato. Chiunque abbia mai ormeggiato la prua a uno scoglio svedese, mentre il sole del tramonto scivola sul granito, capisce perché le persone tornino qui più e più volte nel corso della loro vita.

Le notti d’estate sono luminose. L'acqua giace tranquilla tra le rocce. Da qualche parte qualcuno sta facendo una grigliata su una barca vicina. I bambini giocano con il gommone. E più tardi ci si siede a lungo all'aperto. Senza musica. E senza fretta. Qui tutto procede molto lentamente. Solo il vento, l'acqua e quella profonda sensazione di trovarsi esattamente dove si vorrebbe essere.

Quando si salpa, il ritmo cambia

Il primo giorno di vacanza ha una magia tutta sua. I movimenti sono ancora frenetici. Si pensa ancora alle cose di casa. Abbiamo davvero messo tutto in valigia? È tutto sistemato per bene? Abbiamo fatto il pieno di gasolio?

Poi, finalmente: il momento di salpare. Si slegano le cime. La barca si allontana lentamente dal pontile. Il porto si apre davanti a noi. I vicini del pontile ci salutano con la mano e ci augurano buon viaggio. All’improvviso ci sentiamo sollevati. Una sensazione di felicità si diffonde dentro di noi. La routine quotidiana si allontana sempre di più con ogni metro che percorriamo. A terra viviamo tra notizie, appuntamenti, schermi e reperibilità costante. In mare, improvvisamente, tornano a contare le cose semplici. La direzione del vento. La profondità dell’acqua. Il tempo. La fame. La stanchezza. Sì, semplici. Ma importanti. La vita diventa più chiara. Ci alziamo la mattina e per prima cosa guardiamo il cielo. Si pensa alla forza del vento invece che alle videochiamate. Le giornate non seguono più un calendario. Appartengono a noi.

Molte persone cercano di rallentare i ritmi. E chi va in barca a vela lo sperimenta davvero. Non come un programma di benessere, ma come conseguenza naturale dell’essere in viaggio. Perché una barca non si lascia mettere fretta. Forse la vera magia di una crociera estiva sta proprio in quegli innumerevoli piccoli momenti. Non deve essere per forza qualcosa di straordinario. Il primo caffè del mattino, quando quasi tutti nel porto dormono ancora. Sì, per quanto mi riguarda anche il tintinnio delle drizze. Fa parte del gioco. Il profumo di crema solare, acqua di mare e fragole. Il rumore che fa la barca quando di notte urta leggermente contro i parabordi.

La gioia di una baia perfettamente riparata dove gettare l’ancora. Ah, l’abbiamo scelta proprio bene! Il primo tuffo nell’acqua fredda. Come ogni anno, un vero dramma. Lo faccio o non lo faccio? Assolutamente non ci si tuffa subito, non sia mai che ci venga un infarto. Panini alla cannella appena sfornati da una piccola panetteria svedese. La vela rende più ricettivi a momenti come questi. Forse perché all’aperto si vive in modo più immediato, più autentico, più consapevole. E si sperimentano: i cambiamenti del tempo. La temperatura. Il vento.

Non viviamo i tramonti di sfuggita, ma proprio in mezzo all’acqua. E a volte nascono quelle serate perfette che non si dimenticano mai più. Quando la barca è tranquillamente all’ancora. Il sole scende lentamente dietro le isole. L’acqua si tinge d’oro. Nessuno parla molto, perché le parole non migliorano il momento. Tutto è già lì.

I velisti spesso si capiscono al volo

​E anche questo fa parte di una crociera estiva: quella silenziosa comunione tra le persone sull’acqua. Ho notato che molti velisti si capiscono al volo. Forse perché abbiamo vissuto tutti le stesse esperienze. Troppo vento. Troppo poco vento. Temporali notturni. Ancore incastrate. Splendide albe. Manovre difficili in porto. Lunghe navigazioni con vento perfetto.

Nei porti, quindi, spesso nascono conversazioni con sorprendente rapidità. Ci si aiuta a ormeggiare. Ci si prestano attrezzi. Si danno consigli su baie tranquille o si avverte della presenza di fondali bassi. La sera, a volte, ci ritroviamo improvvisamente seduti insieme a persone che fino a poche ore prima non avevamo mai visto. Parliamo del tempo, delle barche e dei progetti di viaggio.

E quasi sempre ci si chiede dove si potrebbe andare domani. Perché l’estate in barca a vela vive proprio di questo mix tra pianificazione e spontaneità. Si è pianificata una rotta, ma non si sa mai in anticipo se funzionerà. Alla fine sono il vento e il tempo a decidere. Ma è proprio questo il fascino.

Chi ha vissuto almeno una volta una serata di piena estate in Scandinavia, non la dimentica mai. Il sole splende fino a tarda sera. Anche alle dieci c’è ancora luce sull’acqua. I porti sembrano tranquilli e accoglienti. I bambini giocano ancora sui pontili. La gente siede all’aperto nei bar del porto con coperte e vino. Le candele tremolano nella brezza leggera. Queste serate hanno qualcosa di atemporale. Si perde la cognizione del tempo. Magari si cucina solo alle nove di sera. Magari si va ancora a terra con il gommone per andare a cena. Magari ci si siede semplicemente nella cabina di pilotaggio e si guarda in silenzio l’acqua.

La crociera estiva lascia il segno dentro di noi

​Sono proprio queste ore a imprimersi profondamente nella memoria. Non i momenti spettacolari, ma quelli tranquilli. A volte penso che l’attesa sia una tale gioia proprio perché prolunga l’estate. La vacanza vera e propria dura forse tre settimane, ma la gioia che ne deriva inizia mesi prima. È in ogni sguardo alla mappa e in ogni app meteo. In ogni discussione sui possibili itinerari. Ancora e ancora.

La crociera estiva non vive solo delle settimane trascorse in mare, ma anche dell’attesa che la precede. E, naturalmente, anche dal ricordo che ne rimane. Perché già in autunno si ripenserà a certi giorni. Al vento al largo di Fionia. Alla baia tranquilla in Svezia. Alla nebbia mattutina nel Kattegat. Al profumo del porto di Marstal.

Penso che la vela, proprio per questo, non sia mai solo presente, ma unisca passato, attesa e momento. Si ritorna alle origini, alla lentezza. Alla natura e a uno stile di vita più semplice. A bordo, almeno per noi è così, molte cose perdono importanza. Non abbiamo bisogno di grandi distrazioni né di un programma di lusso. Né di una pianificazione perfetta.

In fondo è così: un vento favorevole, un porto sicuro e persone con cui si ama navigare – spesso basta proprio questo per essere felici. E forse è proprio in questo che risiede il profondo amore di molti velisti per il Nord. La Danimarca e la Svezia non regalano emozioni eclatanti, ma quella rara tranquillità che così spesso manca a terra. Quando le vacanze estive finiscono e la barca torna nel porto di origine, spesso rimane una strana sensazione. Gratitudine. Stanchezza. Un po’ di malinconia.

Ma c’è dell’altro: sta già arrivando la prossima attesa. Perché, a un certo punto in autunno, forse ci si ritroverà già a sfogliare le carte nautiche e a pensare alla prossima estate. A nuovi porti e alle vecchie baie preferite, e a quelle sensazioni indescrivibili quando si riparte. Allora lo so: presto ricomincerà. Il periodo più bello dell’anno.


La crociera estiva è l’ultima grande occasione per rallentare davvero il ritmo, oppure i velisti amano semplicemente romanticizzare la propria felicità? Scrivete la vostra opinione nei commenti.

Condividi articolo:
Steffi von Wolff

Steffi von Wolff

Freie Autorin

Steffi von Wolff, geboren 1966, arbeitet als Autorin, Redakteurin, Moderatorin, Sprecherin und Übersetzerin. Sie wuchs in Hessen auf, lebt aber seit vielen Jahren mit ihrem Mann in Hamburg. Dank ihm entdeckte sie auch ihre Liebe zum Meer und zum Segeln. Ihre Erlebnisse hält sie fest in Büchern und in regelmäßigen Kolumnen, die Sie für YACHT und BOOTE schreibt.

Articoli più letti nella categoria Speciale