IntervistaCome un compositore rende udibile la vela

Tobias Frauen

 · 14.07.2026

Intervista: Come un compositore rende udibile la velaFoto: privat
Philipp Kümpel su un catamarano sul lago Cospudener, vicino a Lipsia.
​Mentre navigava, il compositore di colonne sonore Philipp Kümpel ha avuto l’idea di fare del vento il tema centrale della sua opera orchestrale “Aer Maris”. Il brano è stato registrato dall’Elbland Philharmonie.

Mi dica, signor Kümpel, che suono ha la parola “navigare”?

Verso l’orizzonte! Molte delle atmosfere che descrivo in “Aer Maris” sono osservate piuttosto dalla riva, ma quando navigo a vela mi trovo ancora più al largo e spesso non ho più alcun contatto visivo con la terraferma. È questa atmosfera cromatica, la luce, ma anche i rumori come il fischio delle cime: è quasi una melodia quella che si percepisce quando si naviga a vela.

“Aer Maris” è una vera e propria sinfonia a vela?

In realtà non si tratta di una sinfonia, perché in tal caso parteciperebbero tutti gli strumenti dell’orchestra. In “Aer Maris”, invece, sono coinvolti solo gli strumenti ad arco; in questo senso, dal punto di vista tecnico, è corretto definirla una suite, in questo caso composta da otto parti.

Ha limitato intenzionalmente la sua composizione agli archi?

Da un lato, io stesso sono un musicista di strumenti ad arco di formazione: ho studiato contrabbasso e ho suonato in orchestra per dieci anni. Dall’altro, volevo mantenere questa coesione. Il suono degli archi è per me quello che meglio mi permette di esprimere l’atmosfera delle giornate al mare.

Molti velisti, quando sono in mare, hanno in testa della musica, ad esempio una canzone che hanno appena ascoltato in macchina. Le è mai capitato di comporre mentalmente mentre era in mare?

Sì, assolutamente, anch’io ho questo tipo di mantra! Ma per quanto riguarda la musica che compongo, di solito torna a casa dopo una giornata in acqua e ripenso a ciò che mi ha entusiasmato quel giorno. Potrebbe anche essere stata una giornata senza vento, in cui sono andato in riva al mare per niente, ha grandinato, c’era la nebbia o qualsiasi altra cosa. Ed è stato proprio questo a ispirarmi: più la natura che l’azione sull’acqua. La musica descrive piuttosto gli stati d’animo. Dal punto di vista musicale non succede granché, ma è proprio questo che caratterizza la sensazione della vela e del surf: il fatto che siamo sempre esposti alla natura. Dobbiamo fare i conti con ciò che la natura ci offre in quel determinato giorno.

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Ed è proprio questo che ha saputo cogliere nei sette capitoli.

Esatto. Ci sono sette sezioni, come i sette giorni della settimana. In ciascuna si ritrovano atmosfere diverse: una mattina nebbiosa, poi una giornata di tempesta. E poi c’è una sorta di giornata dei desideri alla fine, proprio come la si vorrebbe. Ma il tutto non è concreto, non si riesce a identificare con precisione quale sia, ad esempio, il suono della nebbia. Ognuno deve immaginarlo da sé.

Come ha affrontato la realizzazione della sua idea?

Dopo una giornata trascorsa in acqua, la sera mi sono seduto al pianoforte a coda a casa e ho improvvisato. Quella era l’atmosfera di fondo, che poi ho trasposto per gli strumenti ad arco. A un certo punto mi è venuta l’idea che anch’io fossi una persona all’interno di quel mondo, così ho aggiunto un violino solista che in ogni brano svolge il proprio ruolo in quella natura. È una cosa molto, molto astratta, ma è così che si è poi sviluppata.

Siete soprattutto windsurfisti e wingfoilisti, ma anche velisti. Qual è il vostro background velistico?

Vado spesso in catamarano a noleggio sul lago Cospudener, vicino a Lipsia; per le barche a vela più grandi, infatti, quel lago è semplicemente troppo piccolo. Di tanto in tanto navigo anche sul Mar Baltico, ma solo come membro dell’equipaggio, non come skipper. Ho sempre desiderato farlo, ma ho già così tanti hobby: la musica, il surf, il catamarano. Se dovessi aggiungere anche uno yacht tutto mio, con la manutenzione, la vita associativa e tutto ciò che ne consegue, finirei per limitare di nuovo la musica, e questo non va bene.

La sua attività principale è quella di comporre colonne sonore. In questo lavoro si lasciano influenzare anche le impressioni legate all’acqua?

Assolutamente sì! Molti pensano che la musica venga creata per un film già finito, ma molto spesso è il contrario. Il regista ti racconta la trama a grandi linee e poi si compone la colonna sonora prima ancora che il film sia pronto. In questo senso, immaginare atmosfere o il suono dell’acqua è una capacità innata per un compositore di colonne sonore. Altrimenti avrei dovuto davvero portare il pianoforte a coda su uno yacht o sistemarlo sulla spiaggia per mettere in musica, per così dire, l’ambiente circostante. Ma non ne ho bisogno. Tutto questo avviene sempre nella mia mente.

“Aer Maris” è stato registrato dall’Elbland Philharmonie. Quali sono state le reazioni dei musicisti?

L'idea li ha entusiasmati moltissimo. All'inizio avevo proposto di andare tutti insieme a fare surf per entrare in sintonia con questa musica. Purtroppo finora non se n'è fatto nulla, ma molti erano interessati perché volevano provare in prima persona quella sensazione che avevano espresso con i loro strumenti. Di solito hanno sempre paura per le loro dita e temono che la callosità di cui hanno bisogno per suonare si ammorbidisca.

Come e dove si può ascoltare “Aer Maris”?

L'abbiamo registrato, lo si può trovare sul mio Canale YouTube “Only Philipp” ascoltare. Ma la speranza è che ci siano ancora delle esibizioni con questa o un’altra orchestra; al momento sono ancora in corso le trattative. Mi piacerebbe tantissimo che fosse ad Amburgo, all’Elbphilharmonie – con solo velisti e surfisti tra il pubblico. E poi sarei curioso di vedere se il pubblico riconoscerebbe le proprie emozioni!


Informazioni su Philipp Kümpel

yacht/100221169_8b35acb09f1d38b97d7fb0c61a5127e2Foto: privat

Nato a Lubecca, questo appassionato di sport acquatici si è trasferito a Lipsia per frequentare l’università. Lì compone, tra l’altro, musiche per “Soko Leipzig”, “Terra X” e vari film per la televisione.

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