Anniversario25 anni fa Wilfried Erdmann portò a termine la sua circumnavigazione del mondo in solitaria, senza scali e controvento

Un discreto gesto di trionfo: durante l’incontro con la YACHT nel Canale della Manica, il velista estremo 61enne sa già di avercela fatta.
Foto: H.-G. Kiesel
Avvicinamento per tappe: per incontrare Wilfried Erdmann una settimana prima del suo arrivo a Cuxhaven, una troupe della rivista YACHT si è recata in Inghilterra per andargli incontro. Resoconto dell’incontro nel Canale della Manica.
Il 23 luglio 2001 – esattamente 25 anni fa – si concluse uno dei più grandi viaggi della storia della vela tedesca: dopo 343 giorni in mare, Wilfried Erdmann tornò dal suo giro del mondo in solitaria e senza scali, compiuto contro il senso prevalente dei venti. Ad oggi è l’unico tedesco ad aver compiuto con successo un giro del mondo a vela in solitaria e senza scali in entrambe le direzioni. All’epoca, la rivista YACHT era presente al suo arrivo a Cuxhaven. Nei prossimi giorni riproporremo il servizio giornalistico di allora.

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Testo originale tratto da YACHT 16/01.

Da dove è iniziato tutto? Dove finirà tutto? A Goltoft, sulla Schlei, dove vive Wilfried Erdmann quando non è in mare? A Missunde, presso il Fährhaus, dove ha preparato la «Kathena nui» per quest’ultimo grande viaggio? A Cuxhaven, il punto di partenza ufficiale del suo viaggio controvento? O qui fuori, nel sud-ovest dell’Inghilterra, dove un faro situato in posizione pittoresca presso Start Point segna l’uscita dal Canale della Manica e l’inizio dell’Atlantico – quella grande distesa quasi infinita in cui Wilfried Erdmann si sente così a suo agio?


Maggiori informazioni su Wilfried Erdmann:


Ha superato spesso questo scoglio e ha sempre provato un legame speciale con questa costa frastagliata, l’ultima volta alla fine di agosto di un anno fa. Per lui è un «luogo magico», dice Wilfried Erdmann. Qui si apre l’oceano. Qui si chiude un cerchio. E sebbene da lì a Cuxhaven manchino ancora 580 miglia nautiche, Start Point è per lui il simbolo del suo ritorno. L’inizio della fine. Il resto è solo una questione di inertia.

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​Dopo la tempesta, all’orlo della prua appare un puntino

Ma dove si trova il navigatore tedesco più famoso per aver fatto il giro del mondo in barca a vela? All’imboccatura del canale, la scorsa notte si è scatenata una tempesta con venti a 60 nodi. Più al largo, il vento soffiava ancora a 40 nodi, ben 8 sulla scala di Beaufort. Davanti alla piattaforma continentale si è formato un mare insidioso, con onde alte fino a sei metri. Anche adesso, dieci ore dopo, continuano ad arrivare onde insolitamente alte da sud-ovest. Fanno sparire ripetutamente le barche più piccole dal campo visivo. Ma dopo due giorni di ricerche, finalmente appare un minuscolo puntino all’orlo della prua – proprio dove dovrebbe arrivare Wilfried Erdmann. Il puntino diventa una vela, poi una barca e infine una certezza. È lui.

Come un marinaio in licenza, la “Kathena nui” barcolla con il vento in poppa sulle onde. Il vento da ovest, ormai calato a una leggera brezza, non basta a stabilizzarne la rotta. Le vele, ingrigite dopo oltre 30.000 miglia, sbattono. «Kathena» sembra piccola rispetto alle onde, appare stanca. Eppure questa imbarcazione in alluminio trasuda forza. Lo yacht, lungo solo 10,60 metri, costruito da Dübbel & Jesse e già messo alla prova 15 anni fa in una circumnavigazione del mondo senza scali, sembra appena uscito dal cantiere. Nessun graffio sullo scafo, nessuna ammaccatura nell’alluminio, la vernice subacquea di un rosso brillante come al momento della partenza, undici mesi fa, cosa che sembrava inimmaginabile.

​Il pugno rivolto al cielo

Man mano che ci avviciniamo, di Wilfried Erdmann non si vede traccia. La «Kathena nui» naviga con il pilota automatico, con la randa fissata e il fiocco di prua spiegato. A prua è ancora legato il fiocco rosso-arancio, con cui deve aver affrontato la tempesta della notte scorsa. Il portello è aperto. Una nave fantasma. Si fa strada l’inquietante sospetto che lo skipper possa essere caduto in mare a causa di quel vento terribile. Ma proprio in quel momento Erdmann sporge la testa dalla scaletta, guarda da questa parte e all’improvviso alza il pugno al cielo.

È un gesto insolito per quest’uomo modesto, che non ha mai fatto gran chiasso intorno alla propria persona ed è sempre rimasto un maestro della discrezione. Eppure, in quel momento, anche da lui sgorga la gioia. Un sorriso radioso illumina il suo volto segnato dalle intemperie. Nessun urlo, nessun grido di gioia. Solo questo silenzioso gesto di trionfo.

Ce l’ha fatta! Ce l’ha fatta! La traversata impossibile, che prima di lui solo quattro uomini erano riusciti a portare a termine: lui ce l’ha fatta. E qui, a 30 miglia a sud-ovest del “suo” punto di partenza, si concede per la prima volta di assaporare quella sensazione.

​Di nuovo in piena forma dopo undici mesi in mare

Ha un bell’aspetto. Diversamente dall’ultimo incontro con lo YACHT al largo di Città del Capo, dove era sul punto di arrendersi. Diversamente anche da dopo la sua prima circumnavigazione del mondo non-stop con il vento in poppa, ben meno estenuante, che aveva portato a termine nel giugno 1986 dopo “soli” 271 giorni. Allora faceva fatica a esprimersi; sembrava esausto. Ora, a 61 anni, ha navigato controvento, è l’uomo più anziano su questa rotta, la più dura in assoluto, per di più con l’imbarcazione più piccola. Eppure è pienamente presente.

Il suo carisma, la sua forza e la sua vitalità sono inimmaginabili. Il modo in cui si muove agilmente sul ponte, appoggiandosi con disinvoltura alla barra di sicurezza dello scalino e assecondando i movimenti imponenti del vecchio moto ondoso: tutto ciò fa dimenticare le fatiche della notte passata e, ancor più, dei mesi trascorsi. Un uomo che sembra davvero un tutt’uno con la sua nave. Ogni suo minimo movimento è in perfetta armonia con il mare.

«Caspita, caspita, caspita!», esclama scuotendo la testa, ancora incredulo di ciò che è riuscito a compiere. Rimane a lungo immobile nella cabina di pilotaggio, senza trovare le parole. Solo il suo volto e i suoi gesti rivelano quanto si senta profondamente felice dopo tutto ciò che si è lasciato alle spalle: solitudine, tempeste, fame, umidità, freddo e migliaia di miglia di difficili rotte di traverso. Continua ad alzare entrambe le braccia al cielo – anche se in realtà voleva riservarsi quel gesto per quando fosse arrivato a Cuxhaven. «Caspita, caspita, caspita!»

Razionamento delle scorte

È difficile immaginare quale disciplina, quale tenacia e quale forza di volontà siano necessarie per portare a termine questa traversata. Durante l’incontro nel Canale della Manica, Wilfried Erdmann accenna solo vagamente alle privazioni a cui si è sottoposto per quasi un anno. E già questo va ben oltre ogni immaginazione.

Quando si rese conto che le sue scorte non sarebbero bastate, iniziò presto a razionarle. Contrassegnò le sue scorte con una “data di scadenza” personale. Un barattolo di marmellata, ad esempio, doveva bastare «dal 264° al 299° giorno», ovvero per più di un mese. Se fosse finito prima, non ne avrebbe avuto di nuovo prima del 300° giorno. Nel suo diario di bordo scrisse infine di sintomi di ipoglicemia, del desiderio di poter fare irruzione in un supermercato. In preda a una disperazione crescente, fissava le banconote da mille marchi che aveva portato a bordo per ogni evenienza: «Quanto cioccolato avrei potuto comprare con quei soldi?» Il suo pranzo, negli ultimi tempi, era così composto: «Due prugne secche, due anelli di mela essiccata, accompagnati da una tazza di tè.»

Quando gli offriamo qualcosa da mangiare per le ultime miglia, rifiuta gentilmente: «Non voglio niente, grazie. Fino a Cuxhaven ce la farò ancora per questi pochi giorni».

Erdmann sfida le privazioni, le paure e gli infortuni

Il viaggio è stato difficile dall’inizio alla fine. I suoi resoconti di bordo lo dimostrano in modo impressionante. Wilfried Erdmann deve affrontare ripetutamente tempeste, stanchezza e infortuni. Già dopo appena due mesi scrive: «Pensavo di riuscire a essere un po’ più sereno, ma no: è un continuo saliscendi, anche interiormente». Nel giorno del suo 61° compleanno, nell’Oceano Indiano, si chiede: «Riuscirò ancora a farcela?» Poco dopo si ritrova nel peggior temporale che abbia mai vissuto. Una forte tempesta infuria per due giorni; la situazione è così critica che il sessantunenne, nei suoi pensieri, fa i conti con la morte. Ma ne esce indenne.

A nord delle Azzorre, una settimana prima del nostro incontro, avverte ancora una volta: «È ora che questo viaggio finisca finalmente». E come se non gli fosse già stato chiesto abbastanza, poco dopo arriva l’ultima tempesta all’imboccatura del Canale. «Non siamo mai andati così veloci, io e la “Kathena”», racconta Erdmann. «In surf da 15 a 18 nodi, incredibile!» Ancora una volta ha raggiunto i suoi limiti. «Avevo paura, tremavo.»

Mentre parla con noi, sul suo volto si accende di tanto in tanto un’espressione di gioia. La certezza di avercela fatta rende Wilfried Erdmann orgoglioso e felice. Ma non c’è esuberanza, né arroganza, né megalomania. Nel suo isolamento ha avuto tempo più che sufficiente per prendere coscienza dei propri limiti.

Appare così pensieroso, autocritico, sereno, ormai prossimo alla meta. E dopo un’ora dice: «È meglio che svoltate adesso». Vuole trascorrere da solo anche gli ultimi momenti. Will vuole affrontare con concentrazione il canale molto trafficato e ritrovare ancora una volta la calma.

​L'eroe silenzioso

Nel frattempo, a casa in Germania, sua moglie Astrid e suo figlio Kym stanno preparando l’arrivo a Cuxhaven. L’agenzia di stampa tedesca (dpa) riferisce in un breve comunicato dell’imminente ritorno. Decine di fan chiedono allo YACHT quando potranno acclamare il loro idolo. Persino dal sud della Germania arrivano velisti per assistere all’entrata nella marina presso il Seebäderbrücke. Senza saperlo né volerlo, negli ultimi undici mesi Wilfried Erdmann è diventato un eroe del mare. Un eroe silenzioso.

Sarà un ritorno difficile per lo skipper della “Kathena nui”. Il trambusto, le interviste, le tante domande, gli invidiosi e i critici: non è preparato a tutto questo. Ma ce la farà, come ha sempre fatto con ogni tempesta della sua vita.

Quando finiamo le riprese, gli chiediamo cosa ha in mente di fare una volta superato il momento più difficile. «Voglio andare in barca a vela in Danimarca con Astrid», risponde Wilfried Erdmann. Non lontano dal loro paese natale c’è una piccola isola. È lì che vogliono andare, per una settimana. Gettare l’ancora. Parlare. Stare insieme.

Dal punto di vista velistico, la crociera sarà sicuramente noiosa per Wilfried. Ma dal punto di vista umano sarà un’esperienza completamente nuova.

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Jochen Rieker

Jochen Rieker

Herausgeber YACHT

Aufgewachsen in Süddeutschland, hat Jochen Rieker das Segeln auf Bodensee, Ammersee und Starnberger See gelernt. Zunächst war er auf Pirat, H-Jolle und Tempest unterwegs, später auf Hobie Cat, A Cat und Dart 16. Aber wie das so ist: Je weiter entfernt das Meer, desto größer die Leidenschaft danach. Inspiriert durch die Bücher von Bobby Schenk und Wilfried Erdmann, folgte in den 90ern der erste Dickschifftörn im Ionischen Meer auf einer Carter 30, damals noch ohne Segelschein. Danach war’s um ihn geschehen. Als YACHT-Kaleu und Jury-Vorsitzender des European Yacht of the Year Award hat Rieker in den vergangenen mehr als 25 Jahren gut 500 Boote getestet. Sein eigenes, ein 36-Fuß-Racer/Cruiser, lag zuletzt in der Adria. Diesen Sommer verholt er es an die Schlei, wo er inzwischen lebt.

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