Le correnti, le variazioni del livello dell’acqua e il moto ondoso mettono a dura prova gli ormeggi e possono causare gravi danni all’imbarcazione. Esistono tuttavia alcune precauzioni che consentono di proteggersi da tali danni. Di seguito illustriamo quali principi fondamentali dovrebbero essere osservati nelle situazioni di ormeggio più comuni per garantire un fissaggio sicuro dell’imbarcazione.
Di norma, la maggior parte delle imbarcazioni qui è ormeggiata con quattro cime. Le cime di poppa vengono fatte passare, tramite occhielli intrecciati o annodati, sopra due paletti; le due cime di prua vengono fissate ai gallocci del pontile, e il posto barca scelto è più lungo dell’imbarcazione.
Le cime di ormeggio non sono cime di sicurezza o scotte dismesse, bensì cime ottimizzate per il loro scopo. La resistenza alla rottura e l’allungamento devono essere adeguati alle dimensioni e al peso dell’imbarcazione. Queste cime sono da un lato robuste, ma dall’altro sufficientemente elastiche da proteggere sia l’imbarcazione che i nervi dell’equipaggio.
Spesso le cime di prua vengono fissate allo slip. Ciò presenta diversi svantaggi. Le cime di ormeggio hanno meno gioco, sfregano contro i gallocci del pontile e subiscono maggiori danni ad ogni movimento dell’imbarcazione. Infine, non è possibile allentarle dal pontile quando il livello dell’acqua cambia. In alcuni porti, l’ormeggio su slip è quindi – giustamente – vietato dal regolamento portuale.
Quanto più la lunghezza della cima, il suo percorso, gli ammortizzatori di strappo e il tirante sono ben coordinati tra loro, tanto più tranquilla sarà la navigazione per l’imbarcazione e l’equipaggio. Se non si hanno a disposizione ammortizzatori di strappo, con un po’ di improvvisazione è possibile far passare le cime di prua sopra i parabordi, il che può migliorare notevolmente il comfort a bordo.
In alternativa, si potrebbero utilizzare dei pesi sugli ormeggi di poppa, che migliorano il comportamento in caso di strappi. Effetto collaterale positivo: più la nave si solleva sull’acqua, più i pesi scivolano verso i pali di ormeggio, contribuendo a tenere le cime in basso.
Se però si verifica un evento meteorologico estremo come la recente alluvione del secolo, con tempesta e livelli dell’acqua eccezionalmente alti, le misure descritte non sono sufficienti. Il livello dell’acqua in aumento ha infatti sollevato le barche di oltre due metri. Prima o poi, in una situazione del genere, le quattro cime calate finiscono per essere sottoposte a una trazione sempre più forte.
Questo effetto è tanto più marcato quanto più corta è la banchina, poiché in tal caso l’angolo di trazione delle cime risulta più ripido. Se le cime di poppa sono fissate ai pali di poppa solo con un grande occhiello, senza ulteriori sistemi di sicurezza, si staccheranno al più tardi nel momento in cui il livello dell’acqua raggiungerà l’altezza delle estremità dei pali. In realtà, nella pratica ciò accadrà molto prima a causa di vari altri fattori, come ad esempio l’aumento del movimento dell’imbarcazione dovuto al moto ondoso in aumento. A parte il fatto che la poppa dell’imbarcazione non è più fissa, si profila immediatamente il problema successivo: le cime di ormeggio di prua trascineranno gradualmente l’imbarcazione sott’acqua, almeno finché non si spezzano.
Uno scenario che può portare al capovolgimento, come hanno dimostrato diversi casi verificatisi durante la recente mareggiata. Se invece le cime di ormeggio non dovessero resistere alla sollecitazione e si spezzassero, la nave andrebbe alla deriva nel porto. Il più delle volte con conseguenze altrettanto devastanti.
La soluzione a questo dilemma consiste nell’utilizzare box lunghi e cime lunghe. Se possibile, il box dovrebbe essere almeno da tre a cinque metri più lungo dell’imbarcazione. La lunghezza della cima può essere determinata con un semplice trucco, utilizzando un gancio telescopico e un metro pieghevole a prua. Se il livello dell’acqua dovesse salire di due metri rispetto al normale, anche i gallocci della barca si troveranno più in alto di quella misura rispetto a prima. Posizionando quindi il gancio da barca tagliato a misura accanto al galloccio, all’estremità superiore di quest’ultimo si troverà il punto in cui si troverà approssimativamente il galloccio in caso di alta marea prevista. Se ora si srotolano le cime dai gallocci e le si fa passare sopra il gancio da barca posizionato, si individua il punto in cui la cima dovrà essere nuovamente fissata al galloccio, in modo che in seguito non venga sottoposta a una tensione eccessiva.
Si procede allo stesso modo a poppa, partendo dalle cime di poppa incrociate. Se possibile, le loro estremità vengono fissate anche ai verricelli vicini, oltre che ai gallocci. In questo modo, anche in caso di cedimento dei gallocci, l’imbarcazione rimane comunque fissata ai verricelli. Il motto è: la ridondanza aumenta la sicurezza.
Tuttavia, finché il livello massimo previsto dell’acqua non sarà stato raggiunto, l’imbarcazione continuerà ad andare alla deriva contro i pali di ormeggio o il pontile, poiché al momento c’è troppo gioco nelle cime. Per risolvere questo problema servono cime di sostegno, che devono essere il più lunghe possibile. Affinché l’imbarcazione non vada alla deriva contro il pontile in questa situazione, si tende una lunga cima da un paletto di poppa al gancio centrale dell’imbarcazione, o meglio ancora al gancio di prua.
Questa cima viene tagliata in modo tale che l’imbarcazione non riesca proprio a toccare il pontile. Lo stesso si fa dall’altra parte, per così dire al contrario, per impedire che l’imbarcazione, a causa delle cime di prua troppo lunghe, venga spinta all’indietro contro i pali di ormeggio. Grazie alla lunghezza di queste cime di ormeggio e al loro angolo notevolmente più piatto rispetto all’imbarcazione, esse sono in grado di sopportare grandi variazioni del livello dell’acqua. Poiché i gallocci sull’imbarcazione e sul pontile potrebbero staccarsi, le cime di ormeggio dovrebbero essere distribuite su quanti più punti possibile.
Per mantenere la prua al centro del box, purché non vi siano imbarcazioni adiacenti che ostacolino il passaggio, è possibile fissare anche cime di prua molto lunghe, che partono dalla prua e si dirigono, formando un angolo il più possibile ottuso, verso un galloccio più distante sul pontile. Anche in questo caso vale la regola: più sono lunghe, meglio riescono a compensare l’innalzamento del livello dell’acqua e i picchi di carico.
In questo modo l’imbarcazione è ben preparata in caso di acqua alta. Se si dispone di spazio sufficiente, cime, bitte e verricelli, non c’è motivo di non raddoppiare le cime di ormeggio o di tendere cime aggiuntive dalla bitta centrale o dalla base dell’albero fino al pontile. In questo caso, più ce n’è, meglio è.
In caso di condizioni meteorologiche estreme previste, bisogna tenere presente che, oltre ai propri gallocci, anche i punti di fissaggio sul pontile potrebbero cedere. Pertanto, è consigliabile non affidarsi solo a due gallocci come di consueto, ma distribuire il carico su più punti. Si potrebbero magari avvolgere le cime attorno all’intero pontile o a uno dei suoi pilastri: in questo caso è richiesta un po’ di creatività. Infine, soprattutto nel caso di punti di ormeggio così non convenzionali, occorre adottare misure adeguate per evitare che le cime si sfilaccino.
È altrettanto importante tenere presente che le cime non devono staccarsi nemmeno al livello massimo ipotizzabile dell’acqua. Mentre ciò non pone problemi con i gallocci del pontile, questo aspetto della preparazione richiede un approccio molto accurato nel caso dei pali di poppa. Che si tratti di pali rivestiti in plastica liscia o di pali di legno smussati, le cime di poppa devono rimanere ben fissate. Spesso i pali sono dotati, all’estremità superiore, di staffe metalliche o elementi simili. In circostanze normali, le cime vengono posizionate sopra di esse per evitare che cadano in acqua. Se si prevede un’inondazione estrema, è consigliabile posizionare le cime di poppa sotto queste staffe.
Per fissare le cime di ormeggio posteriori al palo, spesso si utilizza un nodo a cappio passato su se stesso. Sotto tensione, questo nodo tiene abbastanza bene, ma in assenza di carico può allentarsi e scivolare. È preferibile utilizzare un nodo Stopperstek con due mezzi giri.
Inoltre, è possibile zavorrare le cime di poppa. Pesi, catene o taniche piene fino all’orlo sono particolarmente adatti. Con l’innalzarsi del livello dell’acqua, scivolano verso i pali di ormeggio, perdendo così la loro funzione di ammortizzatori, ma contribuendo comunque a mantenere le cime di ormeggio fissate ai pali.
In caso di marea di tempesta, questa situazione è consigliabile solo con vento che soffia verso il largo o di prua. In linea di principio valgono gli stessi principi dell’ormeggio in bacino. Anche in questo caso il segreto sta nelle cime lunghe. Per capire come utilizzarle correttamente, basta osservare i pescatori del Canale della Manica, che devono fare i conti con un’escursione di marea di diversi metri.
La scotta di prua va dal galloccio di prua dell’imbarcazione a un punto a terra situato il più lontano possibile dietro l’imbarcazione. La scotta di poppa, al contrario, va dal galloccio di poppa a un punto situato ben davanti all’imbarcazione.
Dai gallocci ancora liberi sul lato della nave rivolto verso il largo, occorre far passare delle cime lunghe aggiuntive verso prua e verso poppa lungo il pontile.
Anche in questo caso è importante distribuire il maggior numero possibile di cime su un numero quanto più ampio possibile di bitta sia sull’imbarcazione che sul pontile, in modo da garantire una ridondanza in caso di cedimento del materiale. Le cime di ormeggio sono integrate da due cime che partono dal pontile e si dirigono verso l’imbarcazione ad angolo retto, con lo scopo di impedire che l’imbarcazione si allontani troppo dal pontile. Anche la loro lunghezza viene determinata con il metodo del gancio da barca.
Soprattutto quando si ormeggia lungo la riva, è importante proteggere accuratamente l'imbarcazione con i parabordi. Se si dispone di parabordi di diverso spessore, è fondamentale distribuirli correttamente: i parabordi più spessi a prua e a poppa, mentre verso il centro dell'imbarcazione il loro diametro va diminuendo progressivamente.
Per garantire un fissaggio ottimale, i parabordi vanno fissati, se possibile, al pontile e non alla ringhiera.
Quando si prevedono condizioni meteorologiche avverse, si dovrebbe evitare il più possibile l’ormeggio a grappolo, almeno in presenza di più barche a vela. Anche se le imbarcazioni venissero ormeggiate in modo sfalsato, cioè poppa a prua e viceversa, in caso di vento forte e mare mosso il rischio che gli alberi si intralcino a vicenda e subiscano danni sarebbe troppo elevato.
I punti apparentemente più sicuri in caso di piena lo sono solo finché il pontile in questione rimane effettivamente al suo posto. Durante la mareggiata del Mar Baltico, tuttavia, in alcuni luoghi i pontili galleggianti non sono riusciti a resistere alle forze della natura e si sono staccati o sono semplicemente andati alla deriva, allontanandosi dal loro ancoraggio. Quando vengono previsti livelli dell’acqua insolitamente elevati, è quindi consigliabile verificare se un pontile galleggiante sia in grado di resistere a tali condizioni.

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