Ormeggiare allo SchäreEcco come eseguire la manovra nei porti naturali della Svezia

Mike Peuker

, Lars Bolle

 · 18.07.2026

Se lo yacht è ormeggiato correttamente, le rocce scoscese perdono il loro aspetto minaccioso e si trasformano in un porto naturale protetto
Foto: YACHT/A. Fritsch
Porti affollati, baie strette, natura incontaminata: nell’arcipelago svedese, ormeggiare alla roccia è per molti equipaggi il posto di ormeggio più bello in assoluto. Questa guida pratica illustra quale attrezzatura è necessaria, come si svolge la manovra e a cosa occorre prestare attenzione in termini di sicurezza e preparazione.

Argomenti in questo articolo

È estate in Svezia, i porti sono affollati, ma nell’arcipelago spesso questo non è un problema, bensì l’inizio di una soluzione migliore. Invece di stare in fila sperando nell’ultimo posto libero, con la giusta preparazione puoi ormeggiare direttamente sulla scogliera. Chi padroneggia questa manovra, nel Nord non solo guadagna in flessibilità, ma spesso si aggiudica anche l’ormeggio più bello dell’intera crociera.

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La sensazione che si prova su uno scoglio è fantastica: trovarsi nel cuore della solitudine più totale, con il comfort della propria barca, e poter ormeggiare e pernottare gratuitamente al riparo di un porto creato dalla natura.

​La manovra tra le rocce richiede però una preparazione accurata. Sono fondamentali previsioni meteorologiche affidabili, una valutazione realistica delle onde e delle correnti, nonché il rispetto della natura e delle zone costiere. Chi verifica in anticipo le informazioni sulla zona e sceglie il punto alla luce del giorno riduce lo stress e aumenta notevolmente il margine di sicurezza.

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Naturalmente non ci sono i comfort della terraferma. Non c’è né elettricità né acqua corrente, né docce né aree barbecue con tavoli e panche, né cestini per i rifiuti, né negozi; in pratica non c’è proprio nulla, se non l’isolotto ancora caldo per il calore della giornata. E quando la barca è ormeggiata in sicurezza e ondeggia immersa nella luce arancione del tramonto, tutte le comodità di un porto vengono presto dimenticate.

Chi, nonostante tutto, in un Porto chi vuole provarlo, lo trova qui 15 consigli su come riuscire a trovare un posto barca.


​​La manovra tra le rocce richiede una preparazione accurata. Sono fondamentali previsioni meteorologiche affidabili, una valutazione realistica del moto ondoso e delle correnti rotatorie, nonché il rispetto della natura e delle zone costiere. Chi verifica in anticipo le informazioni sulla zona e sceglie il punto alla luce del giorno riduce lo stress e aumenta notevolmente il margine di sicurezza.

Questa attrezzatura è necessaria allo Schäre

Prima di avventurarsi tra le rocce, è importante prestare attenzione all'attrezzatura. Potrebbe essere necessario procurarsi ulteriori elementi per essere ben preparati a ogni evenienza.

Ancora di poppa

La maggior parte degli svedesi utilizza un'ancora di poppa. Di solito è di una misura più piccola rispetto all'ancora di prua. Idealmente, ha il solo compito di mantenere la poppa dell'imbarcazione nella direzione corretta quando questa si trova al riparo dello scoglio a cui è ormeggiata. In questo caso, l’ancora di poppa è sottoposta a un carico minimo o nullo, purché il vento non cambi direzione.

I velisti locali che navigano nelle zone dell’arcipelago utilizzano all’unanimità le cosiddette pulegge a nastro sul pozzetto di poppa. L’ancora, il tratto di catena e la suddetta puleggia garantiscono un avvolgimento e uno srotolamento senza problemi della cima dell’ancora. Se, come la maggior parte di noi, ci si reca nella regione di Felsliège solo di tanto in tanto, è sufficiente una cima con scorrimento della catena o una cima di ancoraggio con inserto in piombo. Si consiglia una lunghezza di almeno 30 metri.

Sebbene su molte imbarcazioni scandinave siano presenti appositi supporti per l'ancora di poppa in acciaio inossidabile, per una vacanza occasionale è sufficiente anche un tubo di plastica del settore idrosanitario. Fissato al gavone di poppa con delle fascette, risulta un ottimo supporto per l'ancora. Al termine della vacanza, questa soluzione provvisoria può essere smontata.


L'ABC dell'attrezzatura per i velisti dell'arcipelago

Un semplice tubo di plastica comprato al negozio di bricolage è più che sufficiente come supporto provvisorio per l'ancora di poppa durante la crociera nell'arcipelago
Foto: YACHT/Mike Peuker

Longe lunghe

Di solito ne bastano due, meglio se quattro, ma di più non guastano affatto. Poiché vengono fissate a terra, nel caso in cui si debba salpare rapidamente a causa di un vento che cambia direzione, dovrebbero essere lunghe dai 20 ai 30 metri. A volte, in baie molto strette, è consigliabile non ormeggiare con l’ancora di poppa, ma gettare una cima di terra a poppa verso lo scoglio più vicino. Non dovrebbe però trattarsi di una cima galleggiante, poiché in tal caso si corre il rischio di lasciarla scivolare sul fondale per consentire il passaggio di altre imbarcazioni.

Chiodi per arcelle

Ce ne sono di dritti e di angolati. Quelli dritti sono indicati per rocce relativamente piatte, dove la fessura è pressoché perpendicolare all’angolo di incidenza della corda di testa. Quelli angolati sono utili quando devono essere fissati in una fessura verticale. Grazie al braccio di leva, vi si incastrano saldamente, mentre quelli diritti, se sottoposti a carico in una posizione del genere, verrebbero estratti. Ne dovrebbero far parte due per tipo nell’equipaggiamento di base.

Fantastico!

Per inserire i chiodi da scoglio in una fessura nella roccia e poi estrarli, si sono dimostrati efficaci martelli dal peso compreso tra 1 e 2 chilogrammi. In Svezia esistono modelli resistenti alla decomposizione con manici in metallo, realizzati appositamente per questo scopo.

Parafango

Se si intende ormeggiare anche lungo la scogliera – cosa che è assolutamente consigliabile – è indispensabile disporre di parabordi di diverse dimensioni. Anche i parabordi sferici di grandi dimensioni possono rivelarsi molto utili in questo caso.

capo di prua

Chi non ama saltare fuori bordo può semplificarsi notevolmente la discesa utilizzando una scaletta di prua agganciabile. È possibile acquistarla in versione universale nei negozi di attrezzature ben forniti.


Ecco come trovare un punto sicuro sulla roccia

​Soprattutto per i primi tentativi vale la regola: meglio un posto ben riparato e semplice con poco vento piuttosto che uno scoglio più fotogenico ma stretto. Non è lo scenario più spettacolare a fare la differenza, ma il fatto che l’imbarcazione, l’equipaggio e lo sbarco siano al sicuro in quel punto.

All’inizio della ricerca, che si spera abbia esito positivo, di un posto riparato tra le rocce, è fondamentale innanzitutto disporre di una previsione meteorologica il più possibile accurata. In linea di massima, per iniziare sono consigliabili giornate con vento debole o addirittura senza vento. Inoltre, la previsione è estremamente importante. Nessuno vorrebbe svegliarsi con l’ancora di poppa incastrata e soli 30 centimetri di spazio tra la prua e gli scogli. Pertanto, prima di ormeggiare, è necessario individuare da dove soffia il vento in modo che, idealmente, fino al mattino seguente non cambi direzione e sia il più debole possibile.

Anche le onde e il moto ondoso possono compromettere la tranquillità dell’ormeggio vicino alla scogliera. È quindi importante verificare se il traffico regolare di traghetti o navi da carico provochi moto ondoso nell’area di ormeggio. Se lo spazio tra la roccia e la prua è molto ridotto, e spesso anche sotto la chiglia, questo rappresenta un criterio di esclusione. Per trovare il posto migliore per la situazione specifica, si sfruttano tutte le fonti di informazione disponibili. I consigli della gente del posto sono i migliori. Niente è meglio di un’esperienza pluriennale.

​È inoltre utile pensare subito a un piano B: è possibile gettare l’ancora liberamente nelle vicinanze, nel caso in cui il posto vicino alla scogliera non fosse adatto o fosse già occupato? Questa opzione di riserva alleggerisce la pressione della decisione ed evita manovre affrettate verso sera.

Oltre alle guide nautiche, che trattano esplicitamente anche gli ormeggi rocciosi, esistono carte nautiche digitali in cui sono indicati gli ormeggi nell’arcipelago. Inoltre, si possono trovare informazioni tramite Google Earth, resoconti di viaggio e forum online. Una volta individuata una baia interessante e riparata dalla direzione prevalente del vento, si valuta la possibilità di poter ancorare liberamente in quel punto. Ciò semplifica enormemente la ricerca. In questo modo, infatti, chi arriva in ritardo non è costretto a proseguire al buio nel caso in cui tutti i posti sugli scogli siano già occupati.


Solido legame con le pietre

Gli occhielli di ferro saldamente ancorati alla roccia sono ideali per l'ormeggio. Le cime di ormeggio e le cime di prua vengono fissate a essi tramite un nodo a scivolo.
Foto: YACHT/Mike Peuker

Una volta giunti a destinazione, si passa alla scelta dell’ormeggio e all’esplorazione approfondita dei dintorni. Ci sono già barche ormeggiate a scoglio di dimensioni simili o esclusivamente barche a motore con poco pescaggio? Con il binocolo si scruta la riva alla ricerca di punti adatti. Se sulla carta nautica sono indicati dei punti, se ne verifica l’idoneità. Come regola generale, le rocce sotto la superficie dell’acqua devono presentarsi con la stessa pendenza o lo stesso pianore che si osserva sopra di esse.

Un fondale ripido è vantaggioso in quanto presumibilmente la profondità si mantiene elevata fino a poco prima della scogliera; d’altra parte, scendere a terra da una scogliera molto ripida rappresenta una grande sfida e non è del tutto privo di pericoli, soprattutto se le rocce sono bagnate. Spetta a ciascuno decidere se l’isolotto nel punto prescelto sia adatto allo sbarco dell’equipaggio e alla realizzazione dei propri desideri, come fare una grigliata, fare il bagno o passeggiare con il cane sull’isolotto. Naturalmente, fa differenza se la mattina seguente si intende proseguire la navigazione o se si desidera rimanere ormeggiati presso lo scoglio per qualche giorno di mare.

Nella maggior parte dei casi è possibile capire già prima di attraccare come si dovrà ormeggiare in seguito. Spesso nei punti di ormeggio più frequentati sono già presenti bulloni ad occhiello. Altrimenti occorre prestare attenzione a massi sporgenti, alberi o fessure nella roccia in cui piantare i propri chiodi.

Tre manovre collaudate per ormeggiare allo scoglio

​Ormeggiare a uno scoglio: tre cose da fare prima del primo tentativo

  1. Verificare le condizioni meteorologiche e le possibili variazioni fino al mattino successivo.
  2. Valutare innanzitutto il punto in base al pescaggio, alle onde e alla possibilità di uscire dall’acqua all’asciutto.
  3. Assegnare chiaramente i ruoli a bordo prima della manovra.

Ormeggio con l'ancora di poppa

All’inizio di ogni vacanza in Svezia, l’ecoscandaglio va ricalibrato una volta. A tal fine basta misurare la profondità su un fondale roccioso, in un intervallo compreso tra 2 e 4 metri, utilizzando una lenza e un peso, e confrontare il risultato con l’indicazione dello strumento. Quando si attraversano fondali bassi o ci si avvicina alle rocce, una corrispondenza precisa dei valori contribuisce notevolmente a infondere tranquillità. Una volta scelta una posizione apparentemente ideale, si effettua la prima avvicinamento a velocità ridotta per testarla, senza ancora calare l’ancora di poppa.

Un membro dell’equipaggio a prua segnala al timoniere, tramite segnali manuali prestabiliti, la distanza residua dallo scoglio. Durante gli ultimi metri, cerca di valutare la profondità immediatamente prima dello scoglio. In caso di dubbi sulla fattibilità dell’operazione o di scarsa visibilità, dà il segnale di interrompere la manovra. Il timoniere si avvicina il più lentamente possibile al punto di riferimento prestabilito. In questa fase occorre tenere presente che può capitare di urtare leggermente il fondale. Per questo motivo gli ultimi metri vengono percorsi a velocità estremamente ridotta.


Chi non ha ancora dimestichezza con l'ancora di poppa, qui troverà le nozioni di base su Ancoraggi corretti durante la navigazione a vela.


​È importante che a bordo vi sia una chiara ripartizione dei ruoli. Chi controlla la profondità, chi è al timone, chi scende per primo a terra e chi si occupa delle cime o dei chiodi da ormeggio dovrebbe essere stabilito prima dell’attracco vero e proprio. Questa calma spesso determina il successo della manovra senza intoppi.

Una volta raggiunta la roccia, in modo tale da poterla superare in sicurezza, la prova viene interrotta come da programma e si torna indietro.

Ora si discute dell’ormeggio vero e proprio e si prepara tutto il necessario. Quante cime occorrono? Devono essere estremamente lunghe? Ci sono punti di ancoraggio disponibili sullo scoglio, oppure occorreranno i propri chiodi da roccia e il martello? In tal caso, possono essere trasportati a terra in una secchiella messa a disposizione. Se a bordo è presente una scaletta da prua, questa va agganciata ora. Inoltre, è necessario assicurarsi che la roccia sia davvero asciutta come un osso, almeno nella zona di sbarco. Gli scogli umidi o addirittura bagnati possono essere scivolosi come il sapone molle. In tal caso, una manovra del genere diventa, nel vero senso della parola, una missione suicida.

Al membro dell’equipaggio più in forma spetta il compito di scavalcare gli ostacoli. Per farlo è necessario indossare scarpe robuste, anche se fa caldo e sarebbe più comodo avere le infradito ai piedi. Ma indossarle, o addirittura camminare a piedi nudi, in un’operazione del genere non è una cosa da fare, anzi è pericoloso.

Una volta che tutto è pronto e i ruoli sono stati assegnati, segue la manovra finale di ormeggio. A due o tre lunghezze di barca prima di raggiungere lo scoglio, viene calata l’ancora di poppa e la cima di ancoraggio, che si spera sia stata srotolata correttamente in precedenza, può scorrere via come previsto. La persona al timone fa scorrere la cima dell’ancora senza tenderla troppo attraverso un verricello nel pozzetto. Dalla prua vengono dati segnali con le mani per indicare la direzione e la distanza. Circa un metro prima di raggiungere lo scoglio, le due cime di prua vengono lanciate a terra e ci si posiziona sulla scaletta di prua o sul gancio dell’ancora, il più avanti possibile sulla barca.

Se è possibile passare da una parte all’altra in totale sicurezza, la persona a prua lo segnala e il timoniere si ferma con un pugno: «Fermati!» e passa dall’altra parte. Se dovesse esserci un po’ di vento laterale, fissa prima la cima di sicurezza a un gancio da scoglio, a una roccia o a un albero. Successivamente fissa la cima di poppa. A questo punto, a poppa è possibile recuperare la cima dell’ancora con il verricello. In questo modo si capisce subito se l’ancora di poppa si sta fissando adeguatamente nel fondale.

Una volta che la cima di ancoraggio è stata fissata a un galloccio di poppa, il timoniere si sposta a prua e aiuta a trasferire le cime di ormeggio sulle cime di scivolo. Con questo tipo di ormeggio è possibile allontanarsi rapidamente dalla scogliera in caso di un’improvvisa virata del vento, senza dover prima scendere a terra. Se l’imbarcazione è ormeggiata molto vicino alla scogliera, durante la notte dovrebbe essere spostata leggermente più a poppa. Naturalmente, anche questa operazione è possibile dalla barca solo se le cime sono già fissate allo slip.

Gli svedesi non fanno nemmeno passare le cime attraverso l’occhiello dei bulloni che si incontrano, ma le avvolgono semplicemente attorno all’intero bullone. In questo modo non si corre il rischio che eventuali nodi che si formano si incastrino davanti all’occhiello e impediscano il recupero della cima. In un caso del genere, infatti, si dovrebbe tornare alla roccia e scavalcarla di nuovo, o addirittura sacrificare la cima. Se c’è un po’ di vento laterale o se se ne prevede l’arrivo durante la sosta, è possibile fissare a terra una cima di ormeggio aggiuntiva dal corrispondente galloccio centrale per alleggerire il carico sull’ancora di poppa.

Giro di ricognizione preliminare

Se durante la navigazione nell’arcipelago si traina comunque un gommone, un membro dell’equipaggio può utilizzarlo per andare a verificare la profondità dell’acqua nel punto di attracco previsto, scendere a terra e prendere le cime. In un caso del genere, l’ideale è navigare in almeno tre persone.

Se ci sono posti barca liberi proprio accanto al nostro, è buona norma mettere fuori i parabordi. Infatti, per i velisti svedesi è del tutto normale ormeggiare vicino a uno scoglio, anche se questo significa trovarsi scafo contro scafo con il vicino. Non bisogna storcere il naso di fronte a questo, ma piuttosto stringere nuovi contatti e raccogliere consigli per i giorni a venire. È ovvio aiutare uno yacht in arrivo a prendere le cime e fornire informazioni sulla profondità dell’acqua proprio in corrispondenza dello scoglio.

A poppa in avanti

E perché è consuetudine avvicinarsi allo scoglio prima con la prua e non con la poppa? In questo modo si potrebbe usare l’ancora di prua e scendere dalla piattaforma da bagno. Di tanto in tanto si osservano anche manovre di questo tipo. In tal caso, però, bisogna essere sicuri al cento per cento di avere acqua a sufficienza sotto il timone. Infatti, se un leggero contatto con il fondale da parte della prua o della chiglia è ancora tollerabile a velocità estremamente ridotta, ciò non dovrebbe assolutamente accadere con il timone, che è relativamente instabile.

Ormeggiare lungo la scogliera

Per molte equipaggi, ormeggiare lungo la scogliera è la soluzione più elegante, ma anche in questo caso vale la regola: solo dove il pescaggio, la direzione del vento e l’andamento della scogliera sono davvero compatibili. In caso di dubbi, l’opzione con l’ancora a poppa è solitamente la scelta più sicura.

I punti in cui è possibile ormeggiare lungo la scogliera sono molto più rari. Una volta individuata una roccia di questo tipo, ci si può sistemare senza ancora di poppa, praticamente come se si fosse su un pontile. La cosa migliore è chiedere informazioni alla gente del posto su questi punti oppure gettare l’ancora in un punto in cui nelle vicinanze ci sono altre imbarcazioni ormeggiate lungo la scogliera. Se poi queste imbarcazioni lasciano il posto, si sa che, almeno nel caso di imbarcazioni con pescaggio simile, probabilmente è adatto anche alla propria. Per molti velisti che trascorrono la loro vacanza navigando nelle acque dell’arcipelago, ormeggiare lungo la roccia è il momento clou dell’intero viaggio.

In questo caso è fondamentale, soprattutto, posizionare correttamente i parabordi. Se il vento soffia verso terra e la roccia non scende in acqua in modo perfettamente verticale, i parabordi tendono a spostarsi lentamente verso l’alto, tra la roccia inclinata e la parete inclinata dello scafo, fino a quando non si sente uno scricchiolio. Utilizzando parabordi di diverse dimensioni e caratteristiche si riesce a compensare al meglio il profilo irregolare della roccia. Anche in questo caso vale quindi la regola empirica di effettuare i primi tentativi con vento poco al largo.

A volte capita di trovarsi ormeggiati di fianco tra due yacht, che a loro volta sono ormeggiati con l’ancora di poppa. Al momento di salpare, a seconda delle circostanze, può verificarsi una situazione in cui si passa relativamente vicino alla poppa dello yacht adiacente. Gli svedesi lo sanno bene e, in questi casi, lasciano scivolare brevemente la cima dell’ancora di poppa sul fondale, in modo da evitare che entri in collisione con la nostra imbarcazione. È quindi importante assicurarsi che a bordo dello yacht in questione ci sia qualcuno che possa dare una mano.

Sintesi

L'ancoraggio lungo la costa è una delle esperienze che rendono speciale una crociera in Svezia. Chi prepara bene la manovra, sceglie con cura il punto di ancoraggio e prevede margini di sicurezza, ottiene così una libertà che nessun porto può offrire.

Se si seguono i consigli precedenti, è un’impresa alla portata di tutti gli equipaggi, magari con un po’ di emozione le prime volte. Per noi, oltre alla navigazione tra gli arcipelaghi interni, è sicuramente il momento clou di ogni vacanza in Svezia.


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Mike Peuker

Mike Peuker

Freier Autor

Der ehemaliger Berufspilot ist heute leidenschaftlicher Einhandsegler, verchartert klassische Yachten und bietet spezialisierte Skippertrainings für Einhandsegler an. Für die YACHT schreibt er vor allem Themen aus dem Bereich Seemannschaft. Ergänzt werden die Inhalte durch Segelreisen und technische Themen rund ums Boot. Auf seinem YouTube-Kanal zeigt er zudem praxisnahe Einhandmanöver.

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