Al via la Golden Globe Race16 velisti sulle tracce dei grandi pionieri della navigazione in solitaria

Fabian Boerger

 · 04.09.2026

Il porto di Les Sables-d'Olonne. Al posto delle Imoca, lungo i pontili sono ormeggiate le imbarcazioni dei partecipanti alla Golden Globe Race.
Foto: Rob Havill / GGR 2026
Niente GPS, niente rotte meteorologiche, nessun aiuto dall’esterno: domenica, 16 velisti partiranno per la Golden Globe Race 2026, una regata intorno al mondo in cui già il solo fatto di raggiungere il traguardo sarà un evento eccezionale.

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Sono imbarcazioni leggendarie quelle su cui i visitatori passeggiano in questi giorni a Les Sables-d’Olonne. Lì dove, nel porto della Vendée Globe, di solito le barche da regata con foil della classe IMOCA attendono la partenza, questa volta sono ormeggiati yacht di serie della vecchia scuola. Rustler, i classici yacht Swan progettati da Sparkman & Stephens e altre imbarcazioni da lungo corso. La loro meta è la stessa: fare il giro del mondo senza scali. Ma per farlo non useranno né GPS né computer.

La Golden Globe Race 2026 segue l’esempio della Sunday Times Golden Globe Race del 1968/69. All’epoca, Sir Robin Knox-Johnston fu il primo al mondo a compiere il giro del mondo in barca a vela in solitaria e senza scali. Bernard Moitessier, poco prima della possibile vittoria, cambiò rotta e proseguì verso Tahiti. La regata odierna porta avanti l’idea di utilizzare yacht di serie di costruzione tradizionale – per circa 30.000 miglia nautiche, in direzione est intorno al mondo e di ritorno a Les Sables-d’Olonne. Il regolamento ufficiale e il percorso Non ammettono né interruzioni né aiuti materiali dall'esterno.

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La partenza avviene una alla volta, a intervalli di due minuti

Prima che le imbarcazioni salpino per il grande viaggio, domenica alle ore 14 la flotta attraverserà il canale di Les Sables-d’Olonne. A partire dalle 14.30, i partecipanti lasceranno la Golden Globe Marina uno alla volta, a intervalli di due minuti l’uno dall’altro. Non si tratta di una classica partenza in massa, bensì di una rievocazione volutamente orchestrata del 1968: all’epoca, infatti, i partecipanti potevano salpare in un arco di tempo più lungo e da porti diversi.

Per gli spettatori sul molo, tuttavia, la situazione è molto coinvolgente. In questo momento si stanno sistemando le ultime provviste fresche, mentre famiglie e amici salutano gli skipper. Per alcuni sono ancora in corso gli ultimi controlli: l’equipaggiamento di sicurezza, le provviste, l’attrezzatura velica e i sistemi di emergenza devono essere in regola prima che gli organizzatori concedano l’autorizzazione definitiva alla partenza.

«L’ultima settimana prima della partenza del Golden Globe è diversa da qualsiasi altra cosa. Anni di preparazione si riducono a pochi giorni. C’è eccitazione, ma anche silenziosa riflessione», afferma Don McIntyre, direttore di gara e ideatore dell’evento. Domenica, continua McIntyre, per i partecipanti la vita moderna svanisce. Rimangono solo i velisti, il vento, il mare e le stelle.

La navigazione com’era quasi 60 anni fa

La rinuncia totale agli strumenti moderni rimane la caratteristica fondamentale della regata. La navigazione avviene tramite sestante, bussola, carte nautiche cartacee e osservazioni astronomiche. Sono vietati GPS, carte nautiche elettroniche, computer e strumenti di navigazione moderni. Le comunicazioni radio sono rigorosamente limitate e non è consentito alcun aiuto dall’esterno.

Questo non rende automaticamente la Golden Globe Race più romantica, ma decisamente più spietata rispetto ad altre regate intorno al mondo. I circa otto mesi previsti in mare non sono solo una prova di abilità marinaresca. L’usura del materiale, la mancanza di sonno, le riparazioni e lo stress psicologico causato dal lungo isolamento sono fattori altrettanto determinanti per l’esito della gara. Il bilancio delle edizioni precedenti dimostra quanto sia alto l’ostacolo: su 43 velisti partiti, solo nove hanno raggiunto il traguardo.

Una finestra sulla barca, ma non per tornare indietro

La novità di questa edizione è il Finestra GGR Live. Sette skipper invieranno immagini dalla loro imbarcazione tramite un sistema monouso appositamente sviluppato, in fasce orarie rotanti da due a tre ore. Per il pubblico ciò significa: uno sguardo sulla vita quotidiana in mare, arricchito da dati selezionati relativi alle imbarcazioni.

Per i partecipanti, ciò non comporta alcun cambiamento rispetto al concetto analogico. Non possono ricevere informazioni autonomamente, né consultare i dati meteorologici, né seguire ciò che accade al di fuori della loro imbarcazione. Il sistema tecnico trasmette solo verso l’esterno. È proprio questa contraddizione a renderlo affascinante: per i velisti è ancora il 1968, per gli spettatori è il 2026.


Suggerimenti di lettura sulla Golden Globe Race 2026

  • Va tutto bene, K. racconta il percorso di Kirsten Neuschäfer verso la sua storica vittoria alla Golden Globe Race 2022. Al centro dell’attenzione non ci sono solo i mesi trascorsi in solitaria in mare, ma anche il salvataggio di Tapio Lehtinen nell’Oceano Indiano. Il libro arricchisce così la visione della flotta che sta per prendere il via con l’esperienza concreta di una velista che conosce in prima persona le difficoltà e le decisioni che questa regata comporta.
  • La vittoria sprecata ci riporta alla Golden Globe Race del 1968/69 organizzata dal Sunday Times, il modello storico dell’odierna regata. Bernard Moitessier descrive la sua traversata in solitaria e senza scali dei grandi capi e spiega perché, poco prima di una possibile vittoria, abbia proseguito la navigazione invece di tornare in Europa. Il racconto fa capire perché la Golden Globe Race sia ancora oggi molto più di una semplice sfida sportiva.

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Fabian Boerger

Fabian Boerger

Editore Notizie & Panorama

Fabian Boerger ist an der Lübecker und Kieler Bucht zuhause – aufgewachsen in diversen Jollen und an Bord eines Folkeboots. Seit September 2024 arbeitet er als Redakteur im Panorama- und News-Ressort und verbindet dort seine Leidenschaften für das Segeln und den Journalismus. Vor seiner Zeit bei Delius Klasing studierte er Politikwissenschaften und Journalistik, arbeitete für den Norddeutschen Rundfunk und das ZDF. Sein Volontariat machte er bei der MADSACK Mediengruppe (LN, RND). Jetzt berichtet er über alle Themen, die die Segelwelt bewegen – mit dem Blick des Praktikers und der Präzision des Journalisten.

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