In questa rubrica pubblichiamo articoli selezionati tratti da numeri di YACHT risalenti a 100 anni fa. Nel numero 7/1926 si parlava dell’anniversario dell’Akademischer Segler-Verein Berlin (ASV). Fondato come associazione studentesca, l’ASV è stato il primo club velico del suo genere ed è oggi uno dei più antichi club velici tedeschi.
Sebbene anche nella vita civile il quarantesimo anniversario, oscurato dall’avvicinarsi del mezzo secolo, riceva scarsa attenzione, l’Associazione Velistica Accademica ha tuttavia tutte le ragioni per, in occasione di questa svolta nel proprio percorso, redigere il diario di bordo degli ultimi 15 anni e sfogliarlo con riflessione. Perché questo viaggio è stato davvero impegnativo, e le tempeste che si sono abbattute sulla nostra patria hanno scosso la piccola imbarcazione degli accademici con maggiore violenza rispetto a quella di qualsiasi altra associazione velistica.
Fino allo scoppio della guerra mondiale, la storia dell’Associazione Velica Universitaria aveva seguito un andamento costantemente ascendente, culminato nella primavera del 1914 con l’ordinazione di un nuovo cutter studentesco, grande e adatto alla navigazione in mare aperto, presso il cantiere navale Neptun di Rostock. Ma c’è di più: il costo di costruzione dell’imbarcazione era stato quasi interamente raccolto, cosicché gli studenti potevano guardare con serenità e speranza alle gioie sportive che il nuovo cutter da mare avrebbe loro regalato.
Poi scoppiò la guerra mondiale e pensieri ben diversi dallo sport e dal divertimento occuparono le menti dei giovani. Chi non fu arruolato si arruolò come volontario, e così accadde che già dopo poche settimane l’intera allegra combriccola si fosse dispersa ai quattro venti – non ne rimase indietro nemmeno uno. Anche i pochi membri più anziani, che la loro professione tecnica tratteneva ancora nella capitale del Reich, avevano poco tempo libero per occuparsi degli affari dell’associazione, e così la situazione dell’A.S.V. sarebbe stata piuttosto critica se un membro straordinario, il signor Wichards, ingegnere edile governativo, fosse intervenuto con determinazione. Egli non solo regolò le questioni economiche in modo esemplare, ma mantenne anche i rapporti personali tra i soci grazie a un fitto scambio di lettere e pacchi.
Dalle lettere inviate dal fronte sappiamo che, nonostante tutte le privazioni della guerra, i nostri giovani velisti nutrivano la speranza di poter, una volta tornata la pace – come si diceva allora –, riprendere gli studi e dedicarsi nuovamente alla gioiosa pratica della vela. Ma la lotta durò troppo a lungo, e solo cinque membri della vecchia Aktivitas si ritrovarono nell’inverno del 1918 nella sede dell’associazione vicino all’università. Il destino si era portato via diciotto giovani vite piene di speranza e, tra i sopravvissuti, molti avevano perso il coraggio o non avevano più i mezzi per riprendere gli studi.
I cinque instancabili, tuttavia, non si lasciarono scoraggiare né dal loro esiguo numero, né dalle casse vuote, né dall’inflazione incipiente, e in effetti riuscirono in meno di due anni a riportare l’attività ai livelli precedenti. Il loro successo fu dovuto non da ultimo a un mezzo pubblicitario di grande richiamo di cui, fortunatamente, disponevano: il nuovo yacht dell’associazione era stato lentamente portato avanti durante la guerra, nonostante tutte le perplessità, e fu completato nell’estate del 1919. Tutti i desideri e le esperienze accumulati nel corso dei numerosi viaggi in mare del secondo cutter studentesco «Prosit II» erano stati concretizzati dal direttore Barg nell’elegante scafo di questo yacht in acciaio lungo 18 metri. Era l’elisir indispensabile di cui l’A.S.V. aveva bisogno per la propria rinascita, poiché da sempre gli accademici hanno visto nella navigazione a vela il fulcro e la pietra di paragone di tutta la loro attività di formazione sportiva.
Il fatto che la tribù sopravvissuta fosse riuscita a trasferire il vecchio spirito sportivo alla nuova attività emerse subito in occasione del trasferimento della “Prosit III” da Rostock a Berlino, che a causa di vari ostacoli – tra cui un blocco del Mar Baltico – poté avvenire solo a metà dicembre. Contro un forte vento da est, l’equipaggio condusse la nave, completamente ghiacciata, a Swinemünde e, in mezzo a una bufera di neve, attraverso la laguna fino a Stettino.
Con vero e proprio ardore, la Prosit fu messa al servizio della formazione velica nel 1920. Furono addirittura soppresse le gite per gli ospiti della domenica sull’Havel, un tempo così apprezzate; al loro posto, i giovani venivano addestrati alle vele, mentre i membri più anziani si cimentavano al timone, arricchendo la propria conoscenza delle rotte grazie a un'attenta esplorazione del fondale con la chiglia di piombo. Il successo si tradusse in una forte fioritura della navigazione d’alto mare: in sei anni furono intraprese 14 spedizioni in mare, in parte con viaggi diurni e notturni, durante i quali furono percorse moltissime miglia marine, per un totale di circa 12 800 miglia marine. Si fece più volte scalo a Stoccolma; un viaggio portò in Finlandia e un altro nei fiordi norvegesi. Durante questi viaggi le difficoltà finanziarie erano spesso ancora maggiori di quelle di navigazione, poiché l’inflazione rendeva per lo più impossibile rifornirsi di provviste all’estero. Si portava con sé quanto più pane possibile, che veniva conservato con cura durante il viaggio esponendolo al sole e arieggiandolo. In diverse occasioni l’equipaggio riuscì a raggiungere un porto tedesco di salvataggio solo all’ultimo momento, prima che scoppiasse una carestia.
Durante queste uscite, la conduzione e il comando della Prosit erano affidati esclusivamente ai soci attivi, ed è certamente una buona testimonianza del livello di preparazione sportiva nuovamente raggiunto il fatto che, dopo tre anni di formazione, dei non velisti siano in grado di condurre impeccabilmente uno yacht, con un equipaggio in parte inesperto, fino all’arcipelago norvegese. Certo, i risultati della formazione non sono del tutto uniformi: c’è chi non impara mai.
Nonostante i viaggi in mare, però, le regate non sono state trascurate. Le quattro agili derive monotipo dell’A.S.V. hanno dato luogo a innumerevoli regate interne e a piccole sfide individuali, e l’effetto formativo si manifestò in modo positivo sia con la partecipazione del vecchio yacht della classe speciale «Gaudeamus III» a regate aperte, sia con la partecipazione di numerosi soci del club come membri dell’equipaggio su yacht di classe. Ma soprattutto, il «Prosit III» ha ottenuto splendidi successi nel 1922 alla Settimana della Pomerania e nel 1924 alla Settimana della Germania Orientale. Sebbene, con il suo pescaggio ridotto, fosse in realtà in svantaggio rispetto ai suoi concorrenti, portò a casa sei primi premi, oltre a un premio di partecipazione, e, grazie alla sua navigazione agile, fu per lo più la barca più veloce in assoluto della regata.
Un’iniziativa che ha riscosso grande successo è stata quella delle crociere in mare organizzate dagli ex allievi, che in questo modo hanno voluto rivivere i ricordi più belli della loro giovinezza, senza ostacolare l’autonomia dei membri più giovani durante le loro escursioni.
A causa della sua peculiare composizione, costituita esclusivamente da membri giovani che si rinnovavano ogni quattro o cinque anni, l’Associazione Accademica di Vela fu esposta a pericoli del tutto particolari durante la guerra mondiale e nei momenti di grave crisi causati dall’inflazione. Tuttavia, grazie alla sua gioventù per così dire eterna, che si rinnova ogni anno, e all’alto spirito sportivo che la anima, l’associazione è riuscita a superare tutti i pericoli. Anche per noi più anziani, l’allegria incrollabile dei giovani in tutti quei tempi difficili è stata un vero balsamo, e ora vogliamo concedere loro di poter brindare di tanto in tanto, sulla base del marco stabile, secondo la buona vecchia usanza studentesca: All’A.S.V. un altro «Vivat, Crescat, Floreat» per i prossimi dieci anni!
Meisner
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