Indo-PacificoStretto di Malacca – Singapore e il sud

Christian Tiedt

 · 31.08.2026

Indo-Pacifico: Stretto di Malacca – Singapore e il sudFoto: Franz Schmitt
Nella rada di Singapore sono ormeggiate decine di navi da carico di ogni dimensione.
​Alcune cose sono difficili da descrivere. Navigare nello Stretto di Malacca è una di queste: è un mondo a sé stante con regole particolari – o, per meglio dire, senza alcuna regola!

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Testo: Franz Schmitt

Tra la penisola malese e l’isola di Sumatra, appartenente all’Indonesia, si estende da sud-est a nord-ovest: lo Stretto di Malacca. Due metropoli con due milioni di abitanti ne segnano gli accessi: a nord Kuala Lumpur, a sud Singapore. Per noi, lo Stretto di Singapore rappresenta l’imbocco di questa autostrada.

Tutto dipende dal tempismo

Il problema: siamo sul lato sbagliato della carreggiata! Quindi, per prima cosa dobbiamo “attraversare”. Le acque al largo di Singapore registrano il secondo traffico marittimo più intenso al mondo; solo Shanghai ne ha di più. Dobbiamo quindi attraversare questa autostrada a sei corsie. Le grandi navi navigano a una velocità massima di 20 nodi in due direzioni, su tre «corsie» ciascuna: 100.000 navi all’anno!

Di prima mattina salpiamo dal porto turistico di Nongsa Point, sull’isola di Bantam. L’isola appartiene all’Indonesia e si trova sul lato meridionale dello Stretto di Singapore. Inizialmente, con la nostra “Holly Golightly”, navighiamo a motore lungo la corsia di destra sul lato opposto rispetto a Singapore.

Oltre a noi, in quella zona circolano anche alcuni pescatori, appassionati di pesca sportiva, rimorchiatori con enormi chiatte e motoscafi che attraversano costantemente il canale verso Singapore. Sulla carta nautica abbiamo scelto un punto preciso per «attraversare». Una volta arrivati lì, aspettiamo e cerchiamo di valutare il traffico trasversale di petroliere, navi portacontainer e navi da carico. Il tempismo giusto è fondamentale.

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La zona di separazione del traffico

Grazie all’AIS riusciamo a valutare bene la velocità delle grandi navi e aspettiamo che si crei uno spazio libero. Il primo tentativo non va proprio a buon fine: la nave da carico sulla corsia due va troppo veloce e non riusciamo a superarla. Il secondo tentativo ha più successo: si apre uno spazio libero e il nostro vecchio Volvo-Penta dà il massimo. Proprio dietro una petroliera e davanti ad altri due colossi, attraversiamo la zona di separazione del traffico alla nostra velocità massima di sei nodi, una cifra piuttosto modesta.

Va tutto bene e riusciamo a raggiungere la “corsia centrale”. Ciò che ci sorprende durante la nostra corsa intermedia sono i pescatori locali che, su piccole barche di legno lunghe solo dai tre ai sei metri, pescano con la massima tranquillità proprio in mezzo al canale navigabile. A quanto pare sono convinti di godere di una sorta di diritto consuetudinario e di avere sette vite. Ammiriamo moltissimo il loro coraggio!

Ora aspettiamo che passi il traffico trasversale proveniente da est e cerchiamo il prossimo varco. Sulla scia di una petroliera attraversiamo quindi la corsia opposta e siamo davvero fortunati: le altre due corsie sono libere e possiamo passare senza problemi verso Singapore – ce l’abbiamo fatta!

Entrata nello Stretto di Malacca

Prendiamo la rotta verso ovest e navighiamo indisturbati oltre le centinaia di navi da carico ancorate. Solo poche miglia nautiche più avanti dobbiamo modificare la rotta di 70° per entrare nello Stretto di Malacca. Una grande petroliera, che naviga parallelamente a noi, ha la stessa intenzione e ci informa gentilmente via radio delle sue manovre di virata, in modo da non tagliarci la prua.

Attraversiamo senza particolari difficoltà l’entrata e l’uscita del gigantesco porto di Singapore e la sera raggiungiamo la piccola isola di Pulau Pisang, al riparo della quale gettiamo l’ancora e, per il momento, tiriamo un sospiro di sollievo. Prima tappa superata!

Mentre sul nostro lato di babordo transita un terzo del traffico merci mondiale in una direzione o nell’altra, il giorno dopo continuiamo a navigare lungo il percorso in direzione nord-ovest. Anche se non sempre riusciamo a navigare a vela. Il motivo è spesso la mancanza di vento e, altrettanto spesso, la forte corrente contraria, che purtroppo è tipica di questo stretto.

Notti impegnative

La vera sfida sono le notti. Non appena il sole tramonta dietro Sumatra, cioè oltre il bordo occidentale della carreggiata, ha inizio lo spettacolo: un numero apparentemente infinito di luci lampeggia e illumina il corso d’acqua in modo molto vario. Chi pensa di poter distinguere una moltitudine di luci di posizione che indicano chi si sta muovendo e in che modo, si sbaglia di grosso.

Le navi da carico, le petroliere e i giganti portacontainer, che seguono tutti diligentemente la rotta del VTG, sono ovviamente facilmente riconoscibili. Molte altre, invece, che come noi navigano tra il VTG e la costa della Malesia, rappresentano invece un vero enigma.

I più facili da individuare sono infatti i numerosi pescatori di calamari, che, illuminati da luci abbaglianti da migliaia di watt, attirano i calamari curiosi. Queste isole di luce sono ovunque, e bisogna manovrare in uno slalom sfrenato per aggirarle. Il lato positivo è che, sebbene siano costantemente d’intralcio, almeno restano fermi!

Niente luci, niente AIS

La sfida di gran lunga più grande è rappresentata dai pescherecci da traino che, privi di illuminazione a parte qualche piccolo LED rosso, solcano la notte come enormi ombre. Non hanno nemmeno la luce nella timoneria e, come tutti gli altri, non dispongono di alcuna luce di posizione.

L’incognita nelle attività notturne sono le numerose piccole barche da pesca che navigano alla cieca e accendono i fari solo all’ultimo momento. Ovviamente nessuno dei pescatori dispone dell’AIS.

In attesa dell'alba

Questo caos del traffico sull’acqua ci costringe a fissare l’oscurità per ore – spesso in coppia – e a tirare un sospiro di sollievo solo quando si avvicina l’alba. I pescatori scompaiono in modo meraviglioso dalla scena bagnata con il sorgere del sole e riusciamo almeno a individuare abbastanza presto il «resto», che è ben visibile.

Non è però possibile prevedere le correnti e i temporali. Le prime possiamo individuarle sulle nostre carte, ma dobbiamo comunque accettarle così come si presentano, mentre contro i secondi non possiamo fare granché.

Al largo di Malacca, di notte, veniamo sorpresi da uno di quei violenti temporali che quasi sempre arrivano da Sumatra. Mareike, che è di guardia in quel momento, osserva preoccupata gli innumerevoli e violenti lampi, ma naviga con sicurezza attraverso quell’inferno, mentre lo skipper Franz non si accorge assolutamente di nulla e dorme il sonno dei giusti.

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Christian Tiedt

Christian Tiedt

Editor Travel

Christian Tiedt was born in Hamburg in 1975, but grew up in the northern suburbs of the city - except for numerous visits to the harbor, North Sea and Baltic Sea, but without direct access to water sports for a long time. His first adventures then took place on dry land: With the classics from Chichester, Slocum and Co. After completing his vocational training, his studies finally gave him the opportunity (in terms of time) to get active on the water - and to obtain the relevant licenses. First with cruising and then, when he joined BOOTE in 2004, with motorboats of all kinds. In the meantime, Christian has been able to get to know almost all of Europe (and some more distant destinations) on his own keel and prefers to share his adventures and experiences as head of the travel department for YACHT and BOOTE in cruise reports.

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