Vela nella Grecia centrale, parte 1. Questa serie racconta un viaggio in barca a vela dal Mar Ionio, attraverso il Golfo di Corinto, fino al Golfo Saronico.
Onde basse si infrangono contro il molo di cemento fatiscente e fanno oscillare la nostra barca. È un mercoledì mattina di fine agosto. Il caldo secco dell’alba si fa già sentire. Nonostante sia alta stagione, a Patrasso abbiamo un ormeggio gratuito. Tra la barca e il molo si accumulano rifiuti, come in molti altri luoghi del Mediterraneo. Due volte al giorno riempiamo un retino e gettiamo i rifiuti nel contenitore di plastica. Qui, dove già 2.500 anni fa erano ormeggiate le galee degli antichi Greci, oggi è difficile immaginare l’antico splendore dell’antica metropoli commerciale. Le navi di legno e le colonne di marmo hanno lasciato il posto a petroliere e al fascino industriale. Ciononostante vale la pena visitarla: la città è vivace e al tempo stesso ricca di storia e cultura. Da non perdere il Museo Archeologico, così come i numerosi caffè, dove è consigliabile ordinare un rinfrescante freddo cappuccino.
Da Patrasso diamo il via alla nostra crociera attraverso il Golfo di Corinto. Con la nostra “Eleanor”, una Malö 40 H del 1982, siamo in viaggio già da un anno e mezzo. Il nostro viaggio ci ha condotti qui dalla Germania lungo un percorso molto lungo, e la sua destinazione è ancora da definire. Per la prossima tappa, noi – Lukas e Toni – non saremo da soli: la nostra amica Rosi viene a trovarci da Amburgo e si cimenta con noi nelle sue prime esperienze in barca a vela. Il vento soffia da ovest: condizioni perfette per la nostra partenza. Ma un rubinetto che improvvisamente inizia a gocciolare nella cambusa ci trattiene. Due visite al negozio di bricolage, qualche imprecazione e qualche richiesta dopo, l’acqua rimane dove deve stare – ma il vento favorevole alla navigazione di quella mattina è ormai svanito da un pezzo. Con il vento quasi completamente calmo, salpiamo finalmente verso le 17. Non ci lasciamo rovinare l’umore dai cambiamenti di programma: ormai siamo esperti di improvvisazione. Rosi impara a srotolare le cime e a ritirare i parabordi, e noi scopriamo da lei quale musica stanno ascoltando in questo momento i nostri amici a casa.
Davanti a noi si erge il ponte Charilaos Trikoupis, che segna il passaggio verso il Golfo di Corinto. Un’opera ingegneristica davvero impressionante. Nonostante il rischio sismico e i fondali instabili, si estende per quasi tre chilometri. Mentre ci avviciniamo al ponte, siamo grati di poter contare sull’aiuto del motore: la corrente è forte e dobbiamo inoltre prestare attenzione al traffico dei traghetti. Dopo aver comunicato via radio, otteniamo il permesso di attraversare il ponte. Il Golfo di Corinto ci accoglie con dolci catene di colline e un ampio orizzonte. Nella luce del tramonto ci dirigiamo verso Nafpaktos, una città portuale di impronta veneziana, le cui case si adagiano sulla collina ai piedi di un’antica fortezza. Alla sua costruzione hanno contribuito, fin dall’antichità, bizantini, veneziani e ottomani. Come già a Patrasso, anche qui emerge chiaramente quanto sia ricca di storia la regione che circonda il Golfo. Gettiamo l’ancora e ci tuffiamo nell’acqua che scintilla alla luce del tramonto. Dopo una doccia sotto la doccia da campeggio sul ponte, in pozzetto mangiamo pasta e insalata greca. La musica giunge dalla riva, sopra di noi brillano le stelle. Le ore estenuanti trascorse nel vano motore o sotto il bancone della cambusa sono ormai da tempo dimenticate.
La mattina seguente, una coppia di anziani inglesi del catamarano vicino ci invita a prendere un caffè. I due vivono stabilmente a bordo con i loro due gattini. Simon viene a prenderci con il gommone, mentre sua moglie Bev ha già preparato biscotti e caffè. Siamo felici di questo scambio e dei tanti consigli sulla navigazione. Tornati sulla nostra “Eleanor”, mettiamo al sicuro tutto ciò che non è fissato saldamente e salpiamo. Salpare l’ancora sulla nostra barca è un lavoro duro: mentre altri hanno un verricello, Lukas, a prua, tira a bordo con le sole proprie forze i 30 metri di catena d’acciaio e l’ancora da 16 chilogrammi. Oggi il vento soffia a 23 nodi da est e ci costringe a navigare di bolina. Virata dopo virata, avanziamo controvento. Nel frattempo teniamo d’occhio le grandi petroliere, la cui rotta stiamo attraversando. Per Rosi sono le prime manovre a vela. Prende subito confidenza e diventa ben presto un’utile prodiere. Nel tardo pomeriggio ci avviciniamo all’isola di Trizonia. Il vento continua a calare. Prima di accendere il motore, ci concediamo una pausa per fare il bagno: a una velocità di poco meno di due nodi, ci tuffiamo a turno in acqua e ci lasciamo trainare da una corda da nuoto. Successivamente ci dirigiamo verso l’isola a motore. Trizonia accoglie i velisti con una baia ben riparata, un porto turistico e diversi punti di ancoraggio. Una volta che la nostra ancora è ben fissata, montiamo la barca pieghevole «Banana». Mentre remiamo verso la riva, uno yacht a vela svedese entra nella baia. A bordo vive una coppia anglo-francese, anch’essa residente in modo permanente. Per la serata ci diamo appuntamento a terra per un drink. L’isola è un piccolo idillio. Trizonia, senza auto, è tranquilla e serena, il porto peschereccio è fiancheggiato da taverne. Ghirlande luminose e un musicista di strada con la fisarmonica creano un’atmosfera accogliente. Gli ospiti sono seduti a tavoli di legno proprio in riva all’acqua. Con i nostri nuovi conoscenti assaggiamo l’ouzo locale e ci godiamo la mite serata.
Prossimamente: nella seconda parte, l’equipaggio dell’“Eleanor” proseguirà il viaggio verso Galaxidi e visiterà il tempio dell’oracolo di Delfi.

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