Volantino Port-TackLa partenza che quasi mai riesce

Lars Bolle

 · 17.06.2026

23 secondi alla partenza. “Sled” sfreccia proprio in fondo allo schermo, oltre il limite del pin. Il campo è orientato a destra al centro.
Foto: 52 Super Series/Youtube
L'inizio della sequenza di immagini.
Quando si riesce a realizzare una partenza da regata del genere, non la si dimentica mai più: una barca arriva con il vento da babordo, dovrebbe in realtà tenersi alla larga da tutte le altre, eppure attraversa liberamente davanti all’intero gruppo. È proprio quello che è successo ai Campionati del Mondo TP 52. Questo raro «port tack flyer» è possibile solo se l’estremità sinistra della linea di partenza è fortemente avvantaggiata, il tempismo è perfetto e il timoniere mantiene i nervi saldi.

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​Alcune partenze sono buone. Altre sono audaci. E poi c’è quella partenza di cui i velisti continuano a parlare anche anni dopo: una barca, con il vento da babordo, si avvicina all’estremità sinistra della linea di partenza e la supera davanti a tutto il gruppo, nonostante tutti gli altri, con il vento da tribordo, abbiano in realtà la precedenza.

È proprio quello che è successo alla partenza della seconda regata del Campionato del Mondo TP52 al largo di Porto Cervo, in Sardegna. Lo “Sled” (USA 5095) dell’armatore e timoniere Takashi Okura ha effettuato una partenza da manuale, superando l’intero gruppo di concorrenti di altissimo livello. Anche per un equipaggio esperto come quello guidato dal sei volte vincitore dell’America’s Cup e tattico Murray Jones deve essere stata una sensazione di gioia rara. Appena dato il segnale di partenza, la sua squadra si è subito trovata in testa con un vantaggio di 50 metri.

L'inizio nella replica

Il famigerato “Port-Tack-Flyer”

Nel gergo delle regate inglesi questa manovra si chiama “Port-Tack-Flyer”. In tedesco si può descrivere come una partenza con vento da babordo all’estremità vantaggiosa del pin, oppure, in breve, come una partenza a dritta, ovvero una partenza con la prua a dritta, come si diceva un tempo.

Questa partenza è spettacolare, se riesce. Ma perché ciò avvenga, tutto deve andare per il verso giusto. Se ci si riesce, si parte con il vento a favore e con un grande vantaggio spaziale. Se invece fallisce, si rischia di dover deviare, di trovarsi in una posizione svantaggiosa o di ricevere un reclamo; si fa davvero una figuraccia, si può solo passare dietro all’intero gruppo o cercare un varco qualsiasi, solitamente sfavorevole, per virare.

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Ecco perché questo tipo di lancio si vede così raramente. Le condizioni devono essere quelle giuste e comporta un alto rischio di fallimento.

È necessario che siano soddisfatti i seguenti requisiti:

  • la linea deve essere chiaramente “storta” rispetto al vento, l’estremità sinistra deve trovarsi più sopravento
  • il gruppo non deve colmare il vuoto in corrispondenza del segno della linea di partenza
  • il tempismo deve essere perfetto
  • chi naviga con il vento da babordo deve essere in grado, in ogni momento, di mantenersi a distanza dalle imbarcazioni con il vento da tribordo

Perché il “port-tack” raramente va a buon fine

Secondo le regole, la barca con il vento da babordo è svantaggiata. Ai sensi della regola 10 delle Regole di Regata, deve lasciare libero il passaggio a una barca con il vento da tribordo. Chi parte in questo modo non può quindi sperare che gli altri gli facciano spazio. Per questo motivo, di norma si parte con il vento da dritta, anche se il lato sinistro è avvantaggiato. In tal caso, si parte a sinistra del pin end, a meno che, come in questo caso, il resto del campo non si renda conto del forte vantaggio.

Come riconoscere la parte avvantaggiata

La possibilità stessa di un simile avvio viene decisa molto prima del segnale di partenza. La domanda più importante è: quale estremità della linea di partenza si trova più sopravento?

L'estremità avvantaggiata non è automaticamente quella che, visivamente o anche misurando, risulta più vicina al primo segnale di percorso. È determinante l'angolo della linea rispetto al vento. Se l'estremità sinistra, ovvero il pin-end, si trova più sopravento, una barca che parte da lì ha un vantaggio spaziale rispetto alle barche all'estremità destra o al centro.

Ci sono diversi modi per riconoscerlo. Il metodo più semplice è il test «testa al vento»: ci si posiziona al centro della linea, si mette brevemente la barca di bolina e si verifica quale estremità si trova più avanti, cioè più sopravento. Se la prua punta maggiormente verso l’estremità «pin» o se quest’ultima risulta visibilmente più alta, il lato sinistro è avvantaggiato.

Con la bussola si ottiene una misurazione più precisa. Per farlo, occorre innanzitutto rilevare la rotta della linea di partenza e confrontarla con la direzione del vento. Una linea equa è approssimativamente perpendicolare al vento. Se l’angolo si discosta in modo significativo, una delle due estremità è avvantaggiata. Più lunga è la linea, maggiore è l’effetto anche di un angolo minimo.

Un altro metodo consiste nel percorrere la linea in entrambe le direzioni. A tal fine, con le vele perfettamente orientate, percorrere la linea con il vento da dritta, virare senza modificare l’orientamento delle vele e percorrere quindi la linea con il vento da sinistra. Se ora le vele sono troppo strette rispetto alla rotta, il vantaggio è a sinistra; se invece sono troppo larghe, il vantaggio è a destra.

Il rischio è sempre in agguato

Il “Port-Tack-Flyer” non deve assolutamente essere “annunciato”. Chi si posiziona troppo presto all’estremità del pin fa capire agli avversari che quel lato potrebbe offrire un vantaggio. A quel punto gli altri si spostano prima, bloccano lo spazio libero o partono in modo ancora più aggressivo dall’estremità sinistra.

Ecco perché la partenza funziona solo se, fino a poco prima del segnale, rimane aperta una traiettoria realistica. Molti bravi velisti inizialmente restano inosservati nel gruppo, si staccano solo all’ultimo momento, escono al di sotto dell’estremità del pin, virano o strambano per portarsi in posizione e, con il vento da babordo, accelerano per tornare sulla linea.

Sembra una soluzione elegante, ma è soggetta a errori. Chi parte troppo presto deve navigare per un tratto lungo la linea prima di poter prendere il via. In questo modo si avvicina al gruppo principale e il vantaggio iniziale può andare perso. Chi parte troppo tardi, invece, non ha i metri decisivi per superare gli altri.

Anche durante la virata, che in quel momento si renderà necessaria, occorre prestare particolare attenzione, poiché l’imbarcazione deve mantenersi libera durante la manovra fino a quando non riprende la rotta di bolina.

Dopo quel momento da sogno, inizia il vero e proprio lavoro

La partenza ha davvero valore solo se anche il piano per il seguito è quello giusto. Il vento libero, la velocità e la libertà di scelta sono più importanti del breve piacere di essere stati una volta in testa a tutti.

Se il lato sinistro della croce è in linea con la strategia di navigazione, chi parte per primo può spesso aumentare il proprio vantaggio. A quel punto, l’importante è evitare virate inutili e non perdere il vantaggio nelle zone di copertura o nei duelli.

Se invece il lato destro della croce è più favorevole, la situazione si complica. In tal caso, dopo la partenza, la barca deve trovare per tempo un modo per portarsi sul lato desiderato. Il vantaggio di linea da solo potrebbe non bastare se la successiva virata del vento, una maggiore pressione o una corrente più debole favorissero il lato destro.

L'equipaggio dello “Sled” è riuscito, tra l'altro, a sfruttare il vantaggio iniziale e ha vinto la regata. Vai ai risultati...


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Lars Bolle

Lars Bolle

Caporedattore Digitale

Lars Bolle è caporedattore Digital e uno dei cofondatori della presenza online di YACHT. Ha lavorato per molti anni come redattore nella sezione Test & Technology e ha coperto molti eventi velici. Il suo curriculum velico personale spazia dalla vela agonistica in dinghy (campione tedesco nel 1992 nel Finn Dinghy) alle crociere in dinghy storiche e moderne e ai viaggi charter.

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