Non solo spettatori, ma protagonisti: vivete questa esperienza a bordo della “Sea Cloud Spirit” "Les Voiles de Saint-Tropez" da vicino, una regata con una ricca tradizione. Quest'anno saremo a bordo in due viaggi.
Le Les Voiles de Saint-Tropez sono nate come regata scherzosa, frutto di un momento di allegria alimentato dallo champagne. All’origine c’era una scommessa privata tra due velisti nel 1981. Il nome dell’evento, inizialmente chiamato “Club 55 Cup”, derivava dal locale sulla spiaggia situato non lontano dal traguardo. Il perdente, un americano a bordo dello Swan 44 «Pride», dovette offrire ricci di mare e champagne al vincitore, un francese a bordo dello «Ikra», un 12er. Non del tutto estraneo alla vicenda fu Patrice de Colmont, ristoratore del 55, che si distinse nell’organizzazione e donò il trofeo a forma di ciotola da portata d’argento. Nel 1982 l’armatore statunitense chiese la rivincita e già 23 yacht si presentarono, tra cui l’«Hélisara» di Herbert von Karajan, sulla linea di partenza, facilmente visibile agli spettatori, accanto ai resti della torre della fortezza medievale, nota come Portalet.
Già al terzo anno si è assistito a una professionalizzazione: sono state registrate 56 iscrizioni e l’evento è stato ribattezzato “La Nioulargue”. Il motivo: l’organizzatore e proprietario del Club 55, Patrice de Colmont, non voleva che la regata fosse interpretata come pubblicità diretta e scelse un nome dato dai pescatori alla vicina secca. Nel terzo anno, la flotta dei Maxi – dopo un lavoro di persuasione da parte di de Colmont, che includeva una certa dose di festeggiamenti – e con essa, per la prima volta, imprenditori e aristocratici di Porto Cervo, si spostò direttamente nel Golfo di Saint-Tropez. Oggi, dopo la Maxi Yacht Rolex Cup, anche questi bolidi in carbonio sono attratti verso nord, con la differenza che dal 1999 l’evento si chiama «Les Voiles de Saint-Tropez» e, dal 2020, a causa del numero di iscritti in costante aumento, dura due settimane.
Oltre alle Maxi, suddivise nei gruppi A, B, C e D in base al rating, le classi Modern (secondo l’IRC) e Classic scenderanno in acqua in parte lo stesso giorno. Già nel 2023 il club organizzatore, la Société Nautique de Saint Tropez, ha abbandonato la rigida suddivisione in due settimane di regata distinte. Il fattore limitante rimane tuttavia rappresentato dai 160 posti barca nel Porto Vecchio. Per l’edizione del 2026 sono attesi nuovamente oltre 3.000 velisti.
Il redattore di YACHT Fabian Boerger sarà a bordo della “Sea Cloud Spirit” e fornirà approfondimenti sul mondo dei Maxi e sulla storia di Les Voiles.
7 notti a partire da 5.500 € a persona in una cabina doppia esterna garantita, con partenza e arrivo in porto
9 notti a partire da 7.210 € a persona in una cabina doppia esterna garantita, con partenza e arrivo in porto
In qualità di lettori di YACHT, riceverete un credito a bordo di 250 euro a persona. Per ulteriori informazioni, non esitate a contattare: mail@yacht.de
Ci sono voluti dodici anni per completare la la “Sea Cloud Spirit”, lunga 138 metri, la cui chiglia fu posata nel 2008 presso il cantiere Factoria Naval Marin di Vigo, in Spagna. Due anni dopo, il cantiere è fallito e i lavori di costruzione sono stati sospesi. Solo nel 2018 la costruzione ha ripreso slancio, dopo che Sea Cloud Cruises ha affidato l’incarico di completamento ai costruttori navali di Metalships & Docks, anch’essi con sede a Vigo. La «Sea Cloud Spirit» è stata infine completata il 29 aprile 2021, più di un decennio dopo rispetto a quanto inizialmente previsto.
La nave dispone di quattro ponti con una vasta gamma di servizi per i passeggeri: ponte principale, ponte passeggiata, ponte Lido, ponte del capitano e ponte sole. Le 69 cabine per gli ospiti sono distribuite su tre ponti. Sul ponte passeggiata, oltre alla reception e all’elegante ristorante con vista a 270 gradi sulla poppa, si trovano 25 suite con balcone privato. Un ponte più in basso, sul ponte principale, si trovano un ambulatorio, una boutique e l’area benessere e spa, che comprende bagno turco, sauna, salone di parrucchiere e zona relax. Qui, sul lato di dritta, è inoltre possibile abbassare una piattaforma da bagno dalla quale è possibile praticare attività acquatiche.
Sul ponte Lidodeck, lo studio di progettazione amburghese Partner Ship Design ha allestito a prua una biblioteca dalla quale si gode una vista fantastica sulla prua. Non c’è modo più raffinato di leggere un libro. Dietro si trova la lounge, completa di pianoforte a coda e bar, mentre nella zona di poppa un bar aperto con bistrot completa l’offerta. Qui vengono serviti a intervalli regolari snack, caffè e bevande. Il ponte di comando e il ponte sole sovrastanti sono in gran parte aperti; nelle sovrastrutture della sezione di prua si trovano, oltre alla plancia e alla cabina di comando con annesso ufficio a poppa, anche una palestra a disposizione degli ospiti.
A differenza di superyacht di dimensioni simili, come ad esempio lo “Koru” di Jeff Bezos, uno schooner a tre alberi con randa a gaffa lungo 127 metri, o il colosso “Sailing Yacht A” da 143 metri, che issano le loro vele di dimensioni comparabili idraulicamente e con la semplice pressione di un pulsante, a bordo del “Sea Cloud Spirit” ogni scotta, ogni drizza e gli elementi specifici delle imbarcazioni a vele piene, come le geitaue (drizza delle vele di strallo) e i gordings (corde di terzarolo delle vele di strallo), vengono azionati manualmente. Ci vuole tempo. Per issare tutte le 28 vele, l’equipaggio impiega dai 30 ai 45 minuti.
Affinché a bordo tutto proceda senza intoppi durante le complesse manovre, esistono procedure chiare e una struttura gerarchica. È il capitano a decidere di salpare e a trasmettere l’ordine di issare le vele al suo nostromo, il comandante di tre alberi e di una squadra di 18 marinai addetti alle manovre. È lui a decidere quali vele issare a seconda della forza del vento. Ogni albero ha a sua volta un proprio capitano di albero, responsabile dell’esecuzione delle istruzioni.