È una data segnata in rosso nelle agende dell’élite velistica mondiale: Il 10 luglio 2027, il direttore di regata Iain Murray darà il via alla procedura di partenza della prima regata della 38ª edizione dell’America’s Cup nella baia di Napoli. Murray, velista professionista e progettista di yacht, nel 1987 era lui stesso arrivato in finale di quella storica competizione. Per i team partecipanti è il momento della verità, in cui gli anni di preparativi, spesso svolti in segreto, devono concretizzarsi in acqua.
La situazione di partenza è ben definita: l’Emirates Team New Zealand, dopo il trionfo alla 37ª America’s Cup a Barcellona, parte come favorito Defender (campioni in carica) entrano in gara. Chi affronterà i neozelandesi si deciderà nella Louis Vuitton Cup, la tradizionale Challenger Selection Series. Anche se il calendario preciso delle giornate di gara non è ancora stato definito in via definitiva, una cosa è certa: lo sfidante dovrà affrontare una delle competizioni eliminatorie più dure dello sport internazionale e presentarsi alla finale con la necessaria tempra.
Il fatto che questa finale si disputi in Italia nel 2027 rappresenta una novità assoluta. L’America’s Cup è uno dei trofei sportivi più antichi al mondo ad essere stato disputato ininterrottamente, ma le acque al largo di Napoli faranno da cornice per la prima volta alla finale di questa prestigiosa competizione.
Nel mondo reale, dodici mesi potrebbero sembrare un lasso di tempo ampio; nel cosmo tecnologico dell’America’s Cup, invece, si tratta di un periodo residuo critico. Le decisioni fondamentali relative al design degli altamente complessi monoscafi alari AC75 sono state prese già da tempo. Per mesi gli ingegneri hanno alimentato i supercomputer con simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics) e testato modelli virtuali. Ora è giunto il momento della realtà: i dati digitali devono essere tradotti in imbarcazioni fisiche, componenti delicati e sistemi di controllo altamente complessi.
Nathan Outteridge, skipper dell’Emirates Team New Zealand, attende con entusiasmo l’inizio del ritiro durante l’estate neozelandese:
Siamo davvero entusiasti: manca solo un anno all’inizio della sfida.”
Dietro le quinte, però, si respira un clima di tensione pragmatica. Il capo della squadra Grant Dalton sa bene cosa c’è in gioco. Dopo i successi alle Bermuda, ad Auckland e a Barcellona, i neozelandesi puntano alla quarta difesa del titolo consecutiva a: Un traguardo che nessuna squadra ha mai raggiunto nella lunga storia della Coppa. È vero che il New York Yacht Club ha detenuto la Coppa per 132 anni, ma in quell’occasione a gareggiare per il club erano sempre stati consorzi diversi.
Dalton fa un bilancio dei prossimi mesi:
Il tempo passerà in fretta. In questa fase probabilmente ogni squadra ha il potenziale per fare bene, ma solo poche riusciranno alla fine a vincere. La decisione definitiva arriverà solo l’anno prossimo, ma quest’anno è la fase critica della preparazione che, in ultima analisi, determinerà la vittoria o la sconfitta.”
Dalton chiarisce che la fase delle sperimentazioni creative è ormai finita. Le priorità per l’ultimo anno sono incentrate su un’attenzione radicale alla velocità pura dell’imbarcazione.
Per il campione in carica ciò significa che, a partire da subito, tutte le risorse saranno destinate esclusivamente a misure che rendano la barca misurabilmente più veloce in regata. Gli esperimenti di ampio respiro vengono eliminati. Al loro posto prevale il lavoro di precisione:
Le linee guida generali sono state definite. Il prossimo anno sarà decisivo per mettere a punto i dettagli e stabilire fino a che punto gli equipaggi riusciranno ad avvicinarsi, in condizioni reali, al massimo teorico delle loro imbarcazioni. A questo punto non sono più possibili grandi cambiamenti di rotta.
Mentre le squadre veliche si contendono ogni nodo in mare, dietro le quinte procedono i preparativi logistici e infrastrutturali dell’evento. Con i percorsi di regata nella baia di Napoli e lo suggestivo panorama del Vesuvio sullo sfondo, la Coppa entra in un territorio inesplorato. È vero che l’Italia, con consorzi come Luna Rossa Sebbene in passato abbia ospitato più volte sfidanti di alto livello, è la prima volta che il Paese ospita la Louis Vuitton Cup e la finale vera e propria.
I piani organizzativi del Comune sono ambiziosi:
Al momento non è ancora possibile formulare una previsione attendibile sul numero finale di spettatori; i dati affidabili saranno disponibili solo in prossimità dell’evento, sulla base delle prenotazioni e delle registrazioni. È tuttavia certo che il mondo della vela italiana sia considerato estremamente appassionato. Se la squadra di casa Luna Rossa Poiché questo evento riveste un ruolo di primo piano, ci si può aspettare un enorme interesse a livello locale e una straordinaria affluenza di tifosi.
Per il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l'evento rappresenta un'opportunità, ma anche una sfida logistica:
Siamo pronti per la competizione e c’è grande interesse per la nostra città. La città è molto felice di ospitare questa competizione e la gente non vede l’ora che inizi l’America’s Cup.”
Una delle sfide per l'amministrazione comunale consisterà nel conciliare questo grande evento con la pianificazione del traffico e le misure di sicurezza di una regione costiera già di per sé molto frequentata.
Per gli osservatori e gli esperti, ora inizia la fase più avvincente: dai resoconti dei curiosi presenti agli allenamenti e dalle prime immagini “out-of-the-water” si vedrà chi ha fatto il proprio dovere. Nel corso del prossimo anno, l’attività sportiva si concentrerà su tre aree principali:
Il margine di errore si è ridotto al minimo. Mentre a Napoli i preparativi a terra procedono a pieno ritmo, in mare ha inizio il duello psicologico e tecnologico per l’ultima messa a punto. Se alla fine sarà l’Emirates Team New Zealand a scrivere davvero la storia dello sport o se sarà uno sfidante a trionfare nelle acque italiane, non si deciderà solo al momento del via nel luglio 2027, ma in ogni singolo giorno del prossimo anno.
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