Giornate come questa restano impresse nella memoria: Il sole splende, il vento soffia forte e costante da un po' di tempo, la barca scivola sulle creste delle onde a velocità di carena in un mezzo vento spumeggiante: puro piacere di navigare. In giornate come questa, i velisti non possono che amare il mare.
Ma c'è anche l'altro lato: la nave si blocca sotto la seconda scogliera in un mare corto e ripido. Lo scafo si schianta contro le onde, spingendo uomini e materiali al limite. O peggio ancora: dopo una faticosa traversata in alto mare, l'equipaggio cerca di entrare in un porto o in una baia, per poi scoprire, poco prima della destinazione del giorno, che davanti all'ingresso c'è un enorme fondale. Oppure l'onda corre minacciosa intorno alla presunta difesa sottovento ed entra nella baia. Un vero colpo basso per qualsiasi skipper.
Un motivo sufficiente per approfondire il tema delle onde. Come si formano, cosa succede quando finiscono in acque poco profonde, quando le onde al suolo diventano davvero pericolose? Sono tutte domande che spesso vengono trascurate nella formazione teorica. Se poi per i prossimi anni si naviga solo con il bel tempo, si dimenticano rapidamente molte delle conoscenze di base.
Tuttavia, quanto sia importante conoscere le onde è dimostrato, ad esempio, dalle esperienze di una serie di equipaggi tedeschi nell'ultima Middle Sea Race intorno alla Sicilia. Dopo essere partiti in condizioni di calma, i partecipanti hanno dovuto affrontare onde alte dai sei ai nove metri nel corso della regata.
Abbiamo chiesto agli equipaggi le loro esperienze e abbiamo raccolto le più importanti conoscenze di base sul moto ondoso. Nel nuovo YACHT, numero 9/2015, ora in edicola.

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