Boot Düsseldorf 2018Premiere IX: Tricat 20

Michael Rinck

 · 26.01.2018

Boot Düsseldorf 2018: Premiere IX: Tricat 20Foto: YACHT/Ben Scheurer
Stivale Topcat K3X Düsseldorf 2018
Il piccolo speedster del cantiere francese Tricat viene presentato al pubblico per la prima volta a Düsseldorf. Ma è un gatto o un tri?

Il nome può creare una certa confusione, ma una visita allo stand del cantiere rivela immediatamente che il Tricat 20 è un piccolo trimarano. Con le prue angolari dei galleggianti e le vistose chines dello scafo centrale, il Tricat 20 ha un aspetto moderno e sportivo. Tuttavia, la sovrastruttura piuttosto ingombrante mostra chiaramente che il piccolo tri non è un'imbarcazione puramente sportiva, ma che il cantiere ha progettato la barca anche per viaggiare sull'acqua. Il Tri, lungo 5,99 metri e largo 4,50 metri, può essere ordinato con box cucina, WC chimico, cuscini e impianto elettrico con illuminazione interna.

Senza questo equipaggiamento aggiuntivo, il Tricat 20 è destinato a essere utilizzato come dayailer; i galleggianti ripiegabili sullo scafo riducono la larghezza a 2,40 metri, per cui si adatta a un normale rimorchio. Il peso totale di 520 kg dovrebbe rendere facile lo scivolamento e veloce la navigazione.

I galleggianti hanno un volume elevato e una prua inclinata negativamente.
Foto: YACHT/Ben Scheurer

Lo scafo e il galleggiante sono una costruzione a sandwich in vetroresina con un'anima in schiuma. Il processo di infusione con resina poliestere ha lo scopo di garantire peso e resistenza ridotti. Il timone e i daggerboard sono in fibra di carbonio e sono retrattili. I galleggianti si estendono e si ritraggono grazie a un cavo di trazione, che richiede lo sgonfiamento del trampolino. Questa operazione dovrebbe richiedere solo pochi minuti ed è possibile anche in acqua. I galleggianti, il pavimento del pozzetto e la piccola cabina offrono un ampio spazio di stivaggio.

Secondo il cantiere, il prezzo base è di 33.800 euro.

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Michael Rinck

Michael Rinck

Redakteur Test & Technik

Michael Rinck war das Kind, das nach der Schule direkt aufs Wasser wollte – Segeltraining, Regatten, Hauptsache nass. Diese Vorliebe machte er zum Beruf: Erst als Segellehrer auf der Alster (während des Studiums), dann ab 2014 in der YACHT-Redaktion. Dort hat er im Bereich Test & Technik seine Berufung gefunden: Segelboote und Sicherheitsequipment testen. Was besonders bei Rettungswesten und MOB-Systemen bedeutet, dass er mehr Arbeitsstunden im Wasser treibend verbringt als die meisten Menschen im Büro sitzend. Höhepunkt: eine ganze Nacht in der Rettungsinsel auf der Ostsee. Seine Familie hat inzwischen durchgesetzt, dass Urlaubstörns auf der eigenen Fahrtenyacht deutlich trockener ablaufen.

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