Nico Krauss
· 05.10.2026
L'autunno prolunga la stagione: a patto che il tempo sia clemente. Anche a settembre e ottobre ci sono ancora giornate miti che invitano a uscire in acqua, ma ora possono verificarsi in qualsiasi momento ondate di freddo e condizioni meteorologiche avverse.
Chi ha a bordo l’abbigliamento giusto è ben preparato. In questo articolo spieghiamo quali sono le caratteristiche fondamentali di un buon abbigliamento tecnico. Proprio come recita il proverbio norvegese: non esiste il brutto tempo, ma solo l’abbigliamento sbagliato.
Rimanere all’asciutto e al caldo è la priorità assoluta ed è essenziale per una navigazione sicura e piacevole al di fuori della stagione estiva. A differenza dei nostri antenati navigatori, che con mutande e maglioni di lana di pecora, camicie di lino, berretti e giacche imbrunite (da cui il termine «abbigliamento cerato»), circumnavigavano i promontori o pescavano nel Mare del Nord, oggi abbiamo a disposizione un’ampia scelta di abbigliamento tecnico per proteggerci dalle intemperie. Chi prende il mare può vestirsi con tessuti high-tech nei negozi specializzati in articoli nautici e in tutto il settore dell’outdoor e navigare nel Passaggio a Nord-Ovest o in Antartide senza avere la pelle d’oca.
Può rivelarsi un investimento sensato, anche se costoso. Tuttavia, per una crociera autunnale non è necessario prosciugare le casse di bordo, poiché l’idea di base per un’esperienza velistica «fuori stagione» al caldo e all’asciutto è molto semplice e può essere realizzata passo dopo passo con l’abbigliamento da vela già in vostro possesso: il principio delle strati. Questa idea, che consiste nell’indossare uno sopra l’altro molti capi di abbigliamento di materiali e caratteristiche diverse, si è dimostrata molto efficace in tutti i settori delle attività all’aperto ed è nota anche come «principio a cipolla».
In questo caso, si indossano uno sopra l’altro capi in tessuti di materiali e spessori diversi, proprio come i singoli strati di una cipolla. Il vantaggio di questa tecnica di vestizione è che il calore corporeo viene trattenuto in modo ottimale, consentendo al contempo l’allontanamento dell’umidità dal corpo verso l’esterno sotto forma di vapore acqueo. In teoria, tre strati di tessuto sono sufficienti a questo scopo; nella pratica, è possibile sperimentare con ulteriori strati, a seconda della sensibilità al freddo, della temperatura esterna e dell’intensità del vento. È importante tenere conto delle proprietà specifiche delle fibre tessili e indossare il materiale a contatto con la pelle o come strato più esterno, a seconda delle sue caratteristiche.
Lo strato di base (baselayer) dovrebbe essere un indumento aderente e sottile, in grado di favorire la traspirazione dell'umidità dal corpo (Intimo funzionale). A tal fine, i produttori utilizzano un materiale in poliestere o polipropilene; da alcuni anni è molto richiesta anche la lana, in particolare quella di pecora merino. Questa lana unisce i vantaggi di essere termica, anti-odore, traspirante e ad asciugatura rapida. Rispetto alle varianti sintetiche, la lana merino mantiene il calore con grande efficacia anche quando è bagnata. Il motivo: la lana può assorbire fino al 30% del proprio peso in umidità, continuando a garantire comfort e calore. Inoltre, questo materiale naturale previene la formazione di odori sgradevoli sul corpo, poiché il vello di pecora possiede una protezione antibatterica innata. L’odore di sudore non ha scampo. Un vantaggio per l’intero gruppo.
La scelta di indossare a contatto con la pelle fibre sintetiche high-tech o capi in lana dipende dal comfort soggettivo, dal budget a disposizione e da aspetti medici quali le allergie. Il cotone non è assolutamente adatto come strato base. Questo tessuto è in grado di assorbire i liquidi corporei, ma non ne consente il trasporto verso l’esterno. Risultato: il corpo rimane bagnato e, a medio termine, si raffredda, garantendo il massimo disagio.
Lo strato isolante o termico (midlayer, softshell) ha la funzione di trattenere il calore interno e respingere il freddo esterno. Inoltre, deve essere possibile far defluire verso l’esterno l’umidità proveniente dallo strato di base. I materiali adatti a questo scopo sono il pile, la lana merino o le fibre sintetiche, sotto forma di giacca o maglione, magari con cappuccio integrato.
Il pile è il materiale più diffuso sul mercato. Gli indumenti realizzati con la fibra sintetica poliestere presentano numerosi vantaggi per l’uso come strato intermedio: non assorbono né acqua né umidità, tengono caldo, sono leggeri e allo stesso tempo molto resistenti. Grazie alla facilità di lavorazione del poliestere, i produttori hanno ampia libertà di proporre capi in pile di diverse forme, stili e spessori. Esistono persino capi in pile realizzati in modo sostenibile a partire da bottiglie in PET riciclate o da indumenti usati. Unico svantaggio: la formazione di odori sgradevoli può diventare relativamente rapida a causa della proliferazione batterica causata dal sudore.
La lana merino è quindi utilizzata anche come Strato intermedio ha acquisito grande importanza ed è spesso definita il “tuttofare” tra le fibre naturali. Infatti, rispetto alla lana normale, la variante merino, grazie alla sua struttura più fine, è quasi priva di ruvidità, e l’effetto idrorepellente è maggiore grazie alla maggiore produzione di grasso della lana, pur mantenendo un peso inferiore. Ormai esistono anche produttori che lavorano la fibra di lana insieme a materiali sintetici per ottenere un tessuto misto, al fine di garantire una migliore vestibilità e stabilità.
Un’altra variante di materiale per lo strato intermedio termico è rappresentata dalla piuma, sebbene in fibra sintetica. La vera piuma si agglomera in presenza di umidità e non è quindi in grado di garantire il proprio effetto termico, mentre l’isolamento termico della versione sintetica in microfibra rimane molto elevato anche in condizioni di elevata umidità. Come nel caso della piuma d’oca, questa imitazione presenta una struttura tridimensionale. Il peso e la densità rimangono quindi molto ridotti, garantendo al contempo un elevato comfort grazie alla leggerezza e alle proprietà termiche del materiale.
La giacca impermeabile (hardshell) come Giacca e Pantaloni è lo strato più esterno, che deve convogliare verso l’esterno l’umidità corporea e quella di condensa (vapore acqueo), ma allo stesso tempo non deve lasciar penetrare né l’umidità né il vento. Quello che sembra la quadratura del cerchio è oggi possibile grazie alla moderna produzione tessile. La parola magica è «traspirabilità» e si ottiene tramite membrane laminate sul materiale esterno. Sul mercato sono disponibili diverse tecnologie di membrane (Gore-Tex, Texapore, Sympatex ecc.) che, in vari modi, proteggono quasi completamente dall’infiltrazione di molecole d’acqua in caso di pioggia, neve che si scioglie e acqua di mare. Allo stesso tempo, garantiscono un’efficace permeabilità al vapore acqueo, consentendo l’evacuazione dell’umidità sotto forma di molecole d’aria.
Le giacche o i pantaloni hardshell sono disponibili in diverse versioni: il materiale a tre strati è composto da un tessuto esterno, dalla membrana e dal tessuto interno, in modo che la membrana sia protetta. Gli strati sono laminati tra loro in modo tale da agire come un unico elemento e offrire vantaggi in termini di comfort. Il materiale a due strati è costituito dalla membrana e dal tessuto esterno, laminati insieme a formare un unico tessuto. Il tessuto protettivo a maglia fine sul lato interno non è collegato al tessuto esterno, il che crea l’impressione di un maggiore volume, ma di fatto non comporta alcun miglioramento delle caratteristiche rispetto alla versione a tre strati.
A seconda della destinazione d'uso e del luogo di impiego, le superfici dello strato esterno rigido presentano diversi livelli di resistenza; ogni produttore adotta il proprio specifico concetto in termini di materiali e design.
Lo stesso vale per le estremità delle maniche e delle gambe, dove si ricorre a polsini in neoprene o chiusure in velcro per impedire l’ingresso dell’acqua.
Nei moderni sistemi di abbigliamento si rinuncia in gran parte alle cuciture, poiché nei punti di puntura dell’ago l’acqua troverebbe una via per penetrare all’interno, proprio come una piccola perdita. Per questo motivo, i componenti vengono invece incollati o saldati con una pellicola.
Conclusione: non esiste “l’abbigliamento perfetto” per una crociera nella stagione fredda. Sono piuttosto i vari strati a contribuire a mantenere il corpo caldo e asciutto. Il principio a strati offre una grande flessibilità per adattarsi ai cambiamenti di temperatura e alle condizioni meteorologiche. Anche in caso di attività fisiche intense ma di breve durata, come la riduzione delle vele, l’ammainamento delle vele o una manovra di ancoraggio, è possibile adattarsi rapidamente ai cambiamenti della temperatura corporea rimuovendo uno strato di abbigliamento. In linea di massima, in questa strategia di abbigliamento il ruolo chiave spetta allo strato intermedio, poiché la protezione dalle intemperie (hardshell) dovrebbe essere sempre indossata a basse temperature per proteggersi dal vento e dall’acqua.
Una testa, le mani o i piedi scoperti causano notevoli perdite di calore, pertanto è necessario Cappelli, fasce per la testa, sciarpe e guanti Molto più che semplici accessori di moda: sono essenziali per una gita invernale. Attraverso la testa, il corpo umano può perdere fino al 50% del proprio calore corporeo. A impedirlo sono un berretto o una fascia per la testa (ad es. in pile), oltre al cappuccio e al collare della giacca hardshell. Guanti in neoprene Sono un'ottima scelta per i velisti da crociera che devono maneggiare catene di ancoraggio, cime di ormeggio o scotte. Quando si è al timone o durante la guardia in pozzetto, invece, i guanti senza dita idrorepellenti rappresentano un'opzione comoda.
Gli stivali da mare, realizzati con materiali traspiranti, garantiscono una buona aderenza sul ponte e mantengono i piedi caldi e asciutti. La taglia va scelta in modo tale da poter indossare anche calzini spessi e solette termiche. Quando si rimane seduti a lungo nella cabina di pilotaggio, le solette o i cuscinetti termici monouso a calore attivo aiutano a mantenere l’equilibrio termico del corpo.
Durante le crociere più lunghe, i pratici scaldamani alimentati a benzina, carbone attivo, acqua o elettricità aiutano l’equipaggio a mantenere la destrezza delle mani. Anche la classica borsa dell’acqua calda è sempre un ottimo alleato: inserita tra gli strati di abbigliamento, emana un calore piacevole per almeno un’ora. Un calore di lunga durata è garantito anche dai cerotti riscaldanti contenenti il principio attivo del peperoncino e oli essenziali (prestando attenzione alle possibili reazioni allergiche), che vengono applicati direttamente sulla pelle.

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